Una recente ricerca condotta da Ziliang Xiong e Konstantina Kilteni dell'Istituto Donders dell'Università Radboud, in collaborazione con il Karolinska Institutet, ha rivelato che le persone provenienti da ambienti culturali diversi condividono esperienze di solletico notevolmente simili.
I partecipanti di tutti e tre i gruppi culturali hanno riferito di aver sperimentato il solletico principalmente attraverso interazioni con familiari o amici intimi. Oltre il 95% degli intervistati aveva solleticato qualcun altro o era stato solleticato, indicando che il solletico è un comportamento ampiamente riconosciuto e socialmente incorporato. Lo studio ha anche scoperto che i bambini sono tipicamente solleticati da individui più anziani, mentre gli adulti sono più comunemente solleticati dai coetanei. Ciò suggerisce che le dinamiche sociali che circondano il solletico si evolvono con l'età, riflettendo i cambiamenti nelle relazioni e nei ruoli all'interno delle comunità. Nonostante l'universalità del solletico, la risposta emotiva varia.
Mentre quasi la metà dei partecipanti nell'infanzia ha riferito di aver goduto di essere solleticato, questo numero è sceso leggermente a circa il 35% nell'età adulta. Una parte notevole degli intervistati ha trovato il solleticato spiacevole e molti adulti hanno descritto le loro esperienze come neutrali. Questa divergenza evidenzia la complessità della percezione umana e dell'emozione legata al solleticato. Inoltre, quando è stato chiesto alle persone se solleticano gli altri per provocare la risata, il 77% è d'accordo. Tuttavia, quando è stato chiesto se la risata indichi un vero piacere, la maggior parte degli intervistati non era d'accordo. Questa disconnessione suggerisce che, mentre il solleticato è spesso collegato alla risata, non riflette sempre emozioni positive.
Lo studio ha anche esplorato le regioni specifiche del corpo in cui le persone si sentono più solleticose. I partecipanti sono stati invitati a colorare i diagrammi del corpo per identificare le loro aree più solleticose, rivelando una consistenza sorprendente in tutti e tre i gruppi culturali. Le ascelle, le piante dei piedi, l'addome e i lati del busto sono stati costantemente contrassegnati come le regioni più solleticose. Questi risultati sfidano diverse teorie di lunga data sulla solleticità. Per esempio, la convinzione che la pelle sottile contribuisca alla solleticità è stata confutata, poiché le aree con pelle più sottile, come le labbra e le palpebre, non sono state frequentemente citate come solleticose.
Allo stesso modo, la nozione che la vulnerabilità svolge un ruolo chiave nel solletico è stata anche messa in discussione, poiché le regioni più solleticose non si allineano con le parti più vulnerabili del corpo. I confronti con le mappe di altre esperienze sensoriali, come il dolore e il tocco piacevole, hanno ulteriormente sottolineato l'unicità del solleticismo. I ricercatori hanno scoperto che le regioni solleticose non corrispondevano alle aree di alta sensibilità al tocco regolare o a quelle tipicamente associate al piacere. Invece, le prove indicavano l'ipotesi di Charles Darwin secondo cui le parti del corpo che vengono toccate meno spesso possono diventare più solleticose.
Tuttavia, Xiong ha sottolineato che nessuna singola teoria potrebbe spiegare appieno il fenomeno, suggerendo che molteplici fattori, tra cui influenze sociali, sensoriali e fisiologiche, probabilmente contribuiscono al solletico. I risultati dello studio aprono nuove strade per l'indagine scientifica sul solletico, offrendo una base per una ricerca più sistematica e standardizzata.
Mentre il campo continua a esplorare le sfumature del solletico, studi futuri potrebbero far luce sui meccanismi evolutivi e neurologici alla base di questa esperienza universale eppure enigmatica.
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