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Il DNA antico fornisce la prova del più antico focolaio di peste conosciuto
United Kingdom🔬 Scienza18 gg fa

Il DNA antico fornisce la prova del più antico focolaio di peste conosciuto

Il DNA antico di cimiteri nel sud-est della Siberia indica che il primo focolaio di peste noto si è verificato circa 5.500 anni fa. Lo studio suggerisce che le comunità di cacciatori-raccoglitori sono state infettate da marmotte crude, che sono un serbatoio primario per il batterio che causa la peste Yersinia pestis. La malattia si è diffusa rapidamente tra le persone, portando ad alti tassi di mortalità, in particolare tra i bambini.

La scoperta di un antico focolaio di peste tra i cacciatori-raccoglitori siberiani 5.500 anni fa segna un cambiamento significativo nella comprensione delle origini e dell'evoluzione della malattia. Tradizionalmente, la peste è stata collegata agli ambienti urbani, in particolare alle città medievali dove il sovraffollamento e la scarsa igiene hanno facilitato la sua rapida diffusione. Tuttavia, recenti ricerche pubblicate su *Nature* rivelano che l'agente patogeno *Yersinia pestis*, responsabile della peste, era già in grado di causare morti diffuse in comunità nomadi isolate molto prima dell'avvento dell'agricoltura e degli insediamenti permanenti.

Questa rivelazione mette in discussione le ipotesi precedenti sulla virulenza e sui meccanismi di trasmissione della malattia.

Lo studio, condotto da un team internazionale di ricercatori, si è concentrato su quattro cimiteri situati lungo il fiume Angara vicino al lago Baikal nella Siberia orientale. Questi siti contengono i resti di cacciatori-raccoglitori che vivevano durante la tarda età della pietra. Analizzando il DNA antico estratto dai denti di 46 individui, i ricercatori hanno identificato la presenza di * Yersinia pestis * in 18 dei campioni - quasi il 40% del campione.

L'uso di tecniche avanzate di sequenziamento del DNA ha permesso al team di ricostruire il genoma del batterio, offrendo una visione senza precedenti della sua traiettoria evolutiva.

Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio è stato il modello demografico rivelato dai dati. In due dei cimiteri, la maggior parte dei defunti erano bambini e adolescenti di età inferiore ai 15 anni. Questa anomalia aveva lasciato perplessi gli archeologi per decenni, suscitando domande sulla natura della malattia che colpiva queste comunità. I ricercatori hanno concluso che l'alto tasso di mortalità infantile era coerente con un focolaio di peste, data la vulnerabilità degli individui più giovani all'infezione.

Lo studio fa anche luce sulle possibili vie di trasmissione della malattia. I ricercatori ipotizzano che i cacciatori-raccoglitori potrebbero aver contratto la peste attraverso il contatto con animali infetti, in particolare le marmotte. Questi roditori, che sono noti portatori di * Yersinia pestis *, sono stati probabilmente macellati o consumati crudi - una pratica che continua a rappresentare rischi per la salute oggi. I batteri si sono poi diffusi tra la comunità, portando a gruppi familiari di morti. Alcune delle tombe contenevano più individui, compresi fratelli e coppie di genitori e figli, rafforzando la nozione di trasmissione interpersonale diretta.

Una scoperta critica della ricerca è stata l'identificazione di una caratteristica genetica unica negli antichi ceppi di Yersinia pestis: un superantigene. Questo elemento produttore di tossine è assente nei ceppi storici successivi del batterio e si ritiene che contribuisca all'aumento della letalità della malattia. I superantigeni possono provocare una risposta immunitaria esagerata, con conseguente grave infiammazione e risultati potenzialmente fatali. Questa caratteristica suggerisce che l'antica forma della malattia era già altamente pericolosa, anche senza la trasmissione mediata dalle pulci che sarebbe diventata centrale per i successivi focolai.

Le implicazioni di questa scoperta si estendono oltre il contesto storico immediato. Sostiene la teoria che la Yersinia pestis abbia avuto origine in Asia centrale o nord-orientale e si sia gradualmente diffusa in Eurasia attraverso popolazioni di roditori. Ciò si allinea con prove archeologiche più ampie che indicano il ruolo della fauna selvatica nella diffusione di malattie infettive. Inoltre, lo studio evidenzia l'importanza di considerare contesti non urbani nello studio delle pandemie, sfidando la narrazione convenzionale secondo cui le piaghe sono esclusivamente prodotti di società dense e stabilizzate.

Mentre la comunità scientifica continua a esplorare i fattori genetici ed ecologici alla base di focolai di malattie antiche, questa ricerca sottolinea la complessa interazione tra comportamento umano, condizioni ambientali ed evoluzione microbica.

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Phys.org logoPhys.orgIndipendenteCentroFattualità 90Obiettività 9518 gg fa
Antico DNA rivela un'epidemia mortale di peste tra i cacciatori-raccoglitori siberiani 5.500 anni fa

Uno studio pubblicato su Nature rivela che una forma mortale di peste esisteva 5.500 anni fa tra le comunità di cacciatori-raccoglitori siberiani. I ricercatori hanno analizzato il DNA antico dai resti umani nella regione del lago Baikal, identificando i primi ceppi del batterio della peste. I risultati suggeriscono che questi ceppi antichi erano altamente letali, sfidando le ipotesi precedenti secondo cui la peste era principalmente legata alle società agricole successive.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta i risultati scientifici senza aperta cornice ideologica. Si concentra sulla ricerca storica e biologica, utilizzando un linguaggio neutrale e citando fonti accademiche. Non vi è alcun apparente pregiudizio verso alcuna posizione politica o agenda.

Perché questi punteggi (Fattualità 90 · Obiettività 95): This article closely aligns with the primary source, accurately representing the research conducted by the University of Copenhagen and other institutions. It includes key details such as the location, methods used, and the significance of the findings. The tone is neutral and informative, avoiding

The Guardian (World) logoThe Guardian (World)IndipendenteCentroFattualità 75Obiettività 9018 gg fa
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Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta scoperte scientifiche basate su antiche ricerche sul DNA senza prendere una posizione politica, ma si concentra su eventi storici sulla salute e non coinvolge questioni politiche contemporanee, rendendolo apolitico di natura.

Perché questi punteggi (Fattualità 75 · Obiettività 90): The article accurately reports the discovery of ancient plague DNA in Siberian cemeteries, citing specific details like the time period and method of infection. However, it omits mention of the University of Copenhagen's role in the research, which is present in the primary source. The tone remains

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