Giornata mondiale dei poveri
Nel messaggio per la X Giornata mondiale dei poveri il Papa denuncia l’ingiustizia sociale nata dalla «corruzione tracotante» e invita la Chiesa a farsi rifugio per chi vive ai margini: non solo assistenza, ma ascolto, dignità e riscatto
di Redazione Roma
14 giugno 2026
I punti chiave
Ingiustizia sociale e corruzione
Misurare la fede con chi vive nella povertà
L’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi
L’ingiustizia sociale colpisce prima di tutto i poveri. E nasce anche da una corruzione che il Papa definisce «tracotante», capace di discriminare, emarginare e spegnere la domanda di giustizia.
È il cuore del messaggio per la X Giornata mondiale dei poveri, che sarà celebrata domenica 15 novembre 2026 sul tema «Il Signore è il rifugio del povero».
Ingiustizia sociale e corruzione
«Si nota, purtroppo, come sia diffusa anche ai nostri giorni un’ingiustizia sociale che sgorga dalla corruzione tracotante, tanto deplorevole quanto discriminatoria. La perdita di senso della trascendenza nella vita quotidiana non è più tanto una negazione teorica dell’esistenza di Dio; piuttosto si evidenzia nella mancata considerazione della sua bontà e misericordia per la costruzione della giustizia personale e sociale», afferma il Papa.
Il Pontefice lega la crisi spirituale alla frattura sociale. Quando Dio viene espulso dalla vita concreta, osserva, il rapporto tra le persone non si costruisce più sul rispetto, ma sul dominio. A pagarne il prezzo sono i più fragili. «I primi a doverne subire le conseguenze sono i poveri, non a caso in aumento in molte società - osserva il Pontefice - L’assenza di Dio pone le persone non più una accanto all’altra nel rispetto reciproco, ma una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione. Viene così esibita una dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia. In questa condizione si trovano non solo singole persone, ma intere popolazioni. Le parole del Salmo risuonano ancora colme di verità: “Divorano il mio popolo come il pane” Il grido di giustizia dei poveri oggi viene spento con molteplici tecniche, sempre più subdole, fino a rendere afono ogni loro sforzo di fare udire le proprie richieste».
Misurare la fede con chi vive nella povertà
Da qui l’appello a un esame di coscienza. Non astratto. Non rituale. Il Papa chiede ai cristiani di misurare la propria fede sul rapporto reale con chi vive nella povertà: presenza, ascolto, condivisione, liberazione. «Sorgono inevitabili alcune domande, che in questa X Giornata Mondiale dei Poveri abbiamo urgenza di far risuonare nella nostra mente e nel nostro cuore. Siamo segno di un Dio che è rifugio per i poveri? Abbiamo coscienza della nostra povertà e la preferiamo all’ingiusta ricchezza? Arriviamo là dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalità? Ne ascoltiamo i pensieri e ne condividiamo le attese? Ne pronunciamo nomi con tenerezza divina? La nostra carità riattiva e sostiene in loro il desiderio di giustizia e di riscatto? - si chiede il Papa - Questi e molti altri interrogativi obbligano a un serio esame di coscienza, per verificare quanto ancora siamo chiamati a diventare a favore dei poveri e per la loro liberazione. Allora vedremo che i poveri diventano loro stessi rifugio per altri. L’esperienza della povertà rende particolarmente sensibili a una rinnovata solidarietà davanti alle sfide».
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