È morto Carlo Ginzburg, 87 anni , grande storico e teorico della “microstoria”. Figlio di Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, era famoso in tutto il mondo per le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari.
Nato a Torino nel 1939, Ginzburg era professore emerito alla Scuola Normale di Pisa , in cui si era formato. Aveva insegnato fin dagli anni Settanta anche all’università di Bologna, ma il suo profilo era internazionale avendo tenuto corsi anche negli atenei americani di Harvard, Yale, Princeton e California (UCLA).
Intervista a Carlo Ginzburg, storico d'azzardo
dalla nostra inviata Simonetta Fiori
28 Novembre 2016
Negli anni Sessanta , studiando alcuni documenti dell’Archivio arcivescovile di Udine, Ginzburg aveva scoperto un culto pagano diffuso in Friuli nel Cinquecento e nel Seicento, i cui membri erano una specie di guaritori sciamani accusati di eresia dall’Inquisizione, detti “benandanti”. È il titolo del suo primo libro, uscito nel 1966, in cui riconduce le origini di questo culto contadino a più antiche credenze diffuse in Europa centrale. Il gruppo di contadini friulani, diventati oggetto di ricerca per lo storico, affermavano di combattere in sogno contro le streghe per garantire la fertilità dei campi.
I benandanti , pubblicato inizialmente da Einaudi (poi di nuovo da Adelphi), è diventato un esempio dell’approccio di Ginzburg alla microstoria, un metodo di ricerca che si concentra su casi particolari che a volte sfuggono alla grande storia andando a spulciare atti giudiziari, epistolari, registri, diari. Un saggio rivoluzionario per la storiografia dell’epoca, che Ginzburg aveva scritto a soli 27 anni. Rivoluzionario non solo per il metodo ma anche per quell’approccio narrativo alla storia che sarà un’impronta inconfondibile dei suoi libri e che ne farà un autore tradotto in più di venti lingue.
Raccontava che il cinema , di cui era spettatore appassionato, gli aveva insegnato anche nella scrittura l’arte del montaggio e dell’attenzione alle immagini. L’altro maestro in questa direzione era stato Aby Warburg , che gli aveva mostrato quanto siano importanti i dettagli, gli indizi. Ginzburg aveva studiato al Warburg Institute di Londra.
Un ulteriore modello dell’approccio storiografico di Ginzburg è in un altro saggio, Il formaggio e i vermi (Einaudi, 1976, appena ripubblicato da Adelphi che ne sta riproponendo le opere) , nel quale lo studioso racconta la storia di Menocchio, un mugnaio del Cinquecento processato dall’Inquisizione. Il libro è stato tradotto in tutto il mondo.
In un altro libro Einaudi, Storia notturna (1989), Ginzburg torna sul tema del sabba infernale e sui miti e le credenze legate alle stregonerie sempre partendo da documenti specifici come le testimonianze processuali.
Il metodo Ginzburg fa dello storico una sorta di detective che lavora partendo da un paradigma indiziario. Nel 1991 esce Il giudice e lo storico , dove Ginzburg riprende in mano le carte del processo per l’omicidio del commissario Calabresi concentrandosi sul rapporto tra prove e verità. Il libro è scritto in margine alla condanna di Adriano Sofri, portando argomentazioni per dimostrarne l’innocenza (prima edizione Einaudi, poi ripubblicato 20 anni dopo da Quodlibet).
Nei libri pubblicati perlopiù nella seconda parte della sua vita, Ginzburg si concentra prevalentemente sulla storia del pensiero politico e su questioni di metodo storico.
Il mestiere dello storico lo aveva imparato, come raccontava lui stesso, studiando Marc Bloch . In un’intervista a Simonetta Fiori aveva detto: “ Les Rois Thaumaturges fu una vera folgorazione. Leggendo quel libro capii che dovevo cercare di imparare il mestiere dello storico. Ero incerto tra la storia dell’arte, la storia della letteratura, la linguistica e la filosofia. Poi mi sarei mosso liberamente tra queste discipline. Ma il momento decisivo è stato l’incontro con Bloch”. E’ attraverso Bloch che la microstoria, con i suoi casi solo “apparentemente marginali”, rivela a Ginzburg il suo lato attrattivo nello studio della società. In Francia è uscito lo scorso ottobre il suo Dialogue avec Marc Bloch (Press Universitaires de Lyon).
Veniva da Bloch anche la passione per un approccio multidisciplinare . Tra le opere di Ginzburg ci sono poi le Indagini su Piero (Einaudi, 1982) dove il metodo è messo alla prova della filologia artistica legata a Piero della Francesca .
Figlio di due ebrei illustri, Ginzburg non si sottraeva mai all’analisi dell’attualità. Temi come l’antifascismo, il negazionismo, il complottismo lo coinvolgevano da vicino. La storia per Ginzburg non ha mai perso il suo rapporto con il presente. Rapporti di forza , saggio pubblicato da Feltrinelli nel 2000, contiene riflessioni importanti sui modi in cui si costruiscono e si manipolano le interpretazioni della realtà. In Paura, reverenza, terrore (Adeplhi, 2015) affrontava invece temi legati alla propaganda e alla costruzione delle immagini politiche.
Molti i premi nel c…
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