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Uber, multa da 825 milioni nei Paesi Bassi: “Account degli autisti disattivati con sistemi automatizzati”
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Uber, multa da 825 milioni nei Paesi Bassi: “Account degli autisti disattivati con sistemi automatizzati”

Uber rischia una potenziale multa di 825 milioni di euro da parte dell'Autorità olandese per la protezione dei dati (DPA) per l'uso di sistemi automatizzati per disabilitare gli account dei conducenti. La sanzione, che non è ancora stata annunciata ufficialmente, sarebbe la seconda più grande sanzione relativa al GDPR dopo la multa di 1,2 miliardi di euro di Meta nel 2023. L'Autorità sostiene che Uber ha violato i diritti dei conducenti utilizzando decisioni automatizzate senza informazioni adeguate o revisione umana. La disabilitazione degli account ha impedito ai conducenti di accettare nuove corse e di guadagnare reddito attraverso la piattaforma. Uber contesta la multa, definendola sproporzionata e sostenendo che le politiche passate, non più in vigore, vengono esaminate. L'indagine è stata avviata perché la sede europea di Uber ha sede ad Amsterdam. Questa non è la prima volta che Uber si trova di fronte a un'azione normativa nei Paesi Bassi; nel 2024, la DPA ha multato la società con 290 milioni di euro per il trasferimento di dati dei conducenti europei negli Stati Uniti senza adeguate salvaguardie.

La sanzione, che non è ancora stata annunciata ufficialmente, è stata presumibilmente decisa dall'Autorità olandese per la protezione dei dati (DPA). 2 miliardi di euro di multa imposta a Meta nel 2023. La decisione della DPA deriva dal fatto che Uber si affida a procedure automatizzate per bloccare gli account dei conducenti. Queste azioni hanno impedito ai conducenti di accettare nuove corse e, di conseguenza, di guadagnare reddito attraverso la piattaforma.

L'autorità sostiene che tali decisioni non dovrebbero essere prese esclusivamente da sistemi automatizzati senza garanzie adeguate, informazioni chiare e l'opportunità di revisione umana. Ai conducenti interessati è stata negata la possibilità di contestare queste decisioni, secondo il regolatore. Uber ha contestato l'ammenda, definendola sproporzionata e sostenendo che l'indagine riguarda politiche obsolete che da allora sono state abbandonate. La società afferma che le procedure attuali includono la sorveglianza umana, le garanzie per i conducenti e le possibilità di contestare le decisioni.

L'indagine è stata avviata perché Uber mantiene la sua sede europea ad Amsterdam. Questa posizione sottopone l'azienda alle leggi olandesi sulla protezione dei dati. Non è la prima volta che Uber si trova di fronte a controlli da parte dei regolatori olandesi. Nel 2024, la DPA aveva già multato l'azienda con 290 milioni di euro per il trasferimento di dati personali di conducenti europei negli Stati Uniti senza adeguate protezioni della privacy. Il caso evidenzia le tensioni in corso tra le aziende tecnologiche e gli organismi di regolamentazione sulla gestione dei dati e sui diritti degli utenti. La DPA ha sottolineato che i sistemi automatizzati devono rispettare condizioni rigorose ai sensi del GDPR, in particolare per quanto riguarda la trasparenza e il diritto all'intervento umano.

L'agenzia ha sottolineato che le decisioni che influenzano i mezzi di sussistenza degli utenti richiedono più che una semplice elaborazione algoritmica. La controversia sottolinea sfide più ampie nella regolamentazione delle piattaforme digitali. Man mano che le aziende espandono le loro operazioni a livello globale, spesso si trovano ad affrontare standard legali contrastanti tra le giurisdizioni. In questo caso, l'attenzione si concentra su come i processi automatizzati influenzano i diritti individuali e se tali sistemi soddisfano le soglie legali necessarie.

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Uber, multa da 825 milioni nei Paesi Bassi: “Account degli autisti disattivati con sistemi automatizzati”

Uber rischia una potenziale multa di 825 milioni di euro da parte dell'Autorità olandese per la protezione dei dati (DPA) per l'uso di sistemi automatizzati per disabilitare gli account dei conducenti. La sanzione, che non è ancora stata annunciata ufficialmente, sarebbe la seconda più grande sanzione relativa al GDPR dopo la multa di 1,2 miliardi di euro di Meta nel 2023. L'Autorità sostiene che Uber ha violato i diritti dei conducenti utilizzando decisioni automatizzate senza informazioni adeguate o revisione umana. La disabilitazione degli account ha impedito ai conducenti di accettare nuove corse e di guadagnare reddito attraverso la piattaforma. Uber contesta la multa, definendola sproporzionata e sostenendo che le politiche passate, non più in vigore, vengono esaminate. L'indagine è stata avviata perché la sede europea di Uber ha sede ad Amsterdam. Questa non è la prima volta che Uber si trova di fronte a un'azione normativa nei Paesi Bassi; nel 2024, la DPA ha multato la società con 290 milioni di euro per il trasferimento di dati dei conducenti europei negli Stati Uniti senza adeguate salvaguardie.

Lettura del bias (Progressista): L'articolo inquadra la questione come una violazione dei diritti dei conducenti ai sensi del GDPR, sottolineando la mancanza di trasparenza e di supervisione umana nei processi automatizzati di Uber. Mentre la DPA presenta il caso come una violazione legale, la narrazione tende a evidenziare la responsabilità aziendale e il potere normativo,

Perché fattualità (90): The article reports on an alleged €825 million fine against Uber by the Dutch Data Protection Authority (DPA) over automated account deactivation systems. It cites the Financial Times as a source and mentions the potential ranking of this fine under GDPR. The information aligns with cross-source con

Perché obiettività (75): The article presents the situation from the perspective of the DPA and includes Uber’s response, indicating some balance. However, the tone leans slightly towards portraying Uber’s position as defensive and potentially exaggerated, while emphasizing the regulatory authority’s concerns. Emotional lan

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