Un giudice federale ha stabilito che l'Università di Pittsburgh ha violato il giusto processo non fornendo un'appropriata notifica e un processo di appello equo a un professore titolare accusato di molestie sessuali. In Bhattacharya v. Univ. di Pittsburgh, il giudice Nora Barry Fischer del Western District of Pennsylvania ha riscontrato che le azioni dell'università hanno privato il querelante, Chitrabhanu Bhattacharya, di diritti costituzionali.
Secondo le conclusioni della corte, Bhattacharya ha ricevuto un avviso di accuse il 10 luglio 2023, in cui si affermava che si era impegnato in "avanzate verbali indesiderate di natura sessuale" tra giugno 2022 e maggio 2023. Questo avviso non includeva alcuna accusa di contatto fisico indesiderato.
Bhattacharya ha affermato di non essere stato informato di queste ulteriori accuse prima dell'intervista. La corte ha osservato che mentre l'università ha affermato di essere stato informato verbalmente delle accuse di tocco fisico durante una riunione del 6 giugno 2023, il documento di supporto citato dall'università non menzionava il contatto fisico. Di conseguenza, Bhattacharya non era a conoscenza della piena portata delle accuse fino a dopo l'intervista. La corte ha inoltre stabilito che il processo di appello dell'università era costituzionalmente inadeguato.
Il suo appello è stato limitato a tre motivi: nuove informazioni, non conformità procedurale e gravità delle sanzioni. L'appello è stato respinto da una commissione anonima che non ha condotto alcuna udienza o indagine fattuale. Il rettore, che ha approvato il diniego, non ha esaminato i documenti sottostanti. La sentenza evidenzia la mancanza di trasparenza e correttezza nella gestione del caso da parte dell'università. La corte ha sottolineato che, sebbene non sia stata richiesta un'udienza completa, le procedure seguite erano insufficienti per garantire il giusto processo. La sentenza sottolinea l'importanza di fornire agli individui un avviso adeguato e un'opportunità significativa di contestare le accuse prima che venga intrapresa un'azione disciplinare.
Questo caso solleva preoccupazioni più ampie su come le università gestiscono le accuse di cattiva condotta sessuale contro i membri della facoltà. Suggerisce che anche i professori a tempo pieno possono affrontare conseguenze significative senza sufficienti garanzie procedurali. Il risultato potrebbe influenzare i casi futuri e spingere le istituzioni a rivalutare le loro politiche in materia di giusto processo e trasparenza nelle questioni disciplinari. L'università deve ancora rilasciare una dichiarazione pubblica sulla decisione della corte. Tuttavia, gli esperti legali suggeriscono che la sentenza potrebbe portare ad un maggiore controllo delle pratiche istituzionali relative alla libertà accademica e ai diritti dei dipendenti.
Il caso evidenzia anche le sfide in corso nell'equilibrare la responsabilità con la protezione dei diritti individuali negli istituti di istruzione superiore.
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