In Slovenia, è emerso un significativo dibattito politico e mediatico attorno a un emendamento proposto alla Legge sulle indagini parlamentari. Questo emendamento, che è stato rapidamente approvato dall'Assemblea Nazionale il 26 maggio 2026, senza previa discussione pubblica, mira a rimuovere le salvaguardie preventive che in precedenza proteggevano gli individui, compresi i giornalisti e le organizzazioni di media, da indagini parlamentari politicamente motivate. Il cambiamento ha suscitato una vasta preoccupazione tra gli osservatori dei media internazionali e nazionali, che sostengono che la nuova legge minaccia la libertà di stampa e la riservatezza delle fonti giornalistiche.
La controversia si concentra sulla rimozione delle protezioni procedurali che consentivano alle persone potenzialmente colpite da un'indagine di richiedere l'intervento della Corte costituzionale prima dell'inizio del processo. Sotto il sistema precedente, tali richieste potevano interrompere o ritardare un'indagine fino a quando la corte non si sarebbe pronunciata sulla sua legittimità. Tuttavia, la nuova legge elimina questa opzione, consentendo alle commissioni parlamentari di avviare indagini immediatamente, con appelli possibili solo dopo il fatto - con cui il danno potrebbe essere già stato fatto.
L'organizzazione internazionale dei media Reporters Without Borders (RSF), nota come "Novinarji brez meja" in sloveno, ha preso una forte posizione contro l'emendamento. In una dichiarazione pubblicata sul loro sito web, RSF ha espresso sostegno a un'iniziativa dei cittadini che chiede un referendum sulla nuova legge. Hanno avvertito che l'emendamento mina la protezione delle fonti giornalistiche, che considerano fondamentale per l'indipendenza del giornalismo e il diritto del pubblico all'informazione. RSF ha anche sottolineato che la Corte europea dei diritti umani ha a lungo sottolineato la necessità di un controllo giudiziario indipendente di qualsiasi misura che possa rivelare fonti giornalistiche.
Secondo RSF, l'assenza di tale sorveglianza violerebbe l'articolo 10 della Convenzione europea sui diritti umani.
Pavol Szalai, direttore dell'ufficio di Praga di RSF, ha dichiarato che la legge modificata garantisce ai politici l'accesso alle chiamate, ai messaggi e alle fonti dei giornalisti prima che un tribunale possa intervenire.
A livello nazionale, la questione ha anche attirato l'attenzione della Società dei giornalisti sloveni dell'epoca del vecchio regime, che ha fatto eco a preoccupazioni simili sul potenziale uso improprio della nuova legge.
L'emendamento proposto ha sollevato anche domande sull'equilibrio tra trasparenza e privacy negli affari pubblici. I critici sostengono che mentre le indagini parlamentari svolgono un'importante funzione nel rendere responsabile il potere, la rimozione dei controlli preventivi rischia di consentire agli attori politici di sfruttare il processo per un guadagno personale o di partito. I sostenitori dell'emendamento, tuttavia, sostengono che il sistema precedente era troppo procedurale e ostacolava l'efficacia delle indagini parlamentari.
Mentre si avvicina la scadenza per la raccolta delle firme per il referendum (14 luglio 2026), il dibattito non mostra segni di rallentamento. Con la legge ora in vigore, l'attenzione si sposta su se è possibile raccogliere il numero richiesto di firme per innescare un voto nazionale. In caso di successo, il referendum potrebbe costringere a riconsiderare l'emendamento, portando potenzialmente a ulteriori sfide legali o revisioni legislative. Nel frattempo, la situazione evidenzia la tensione in corso tra la necessità di responsabilità e l'imperativo di proteggere la riservatezza delle fonti giornalistiche, una pietra angolare dei media liberi e indipendenti.
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