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La Danimarca spingerà il Consiglio di sicurezza a porre fine alla fame provocata dai conflitti
World🏛️ PoliticaCentro18 gg fa

La Danimarca spingerà il Consiglio di sicurezza a porre fine alla fame provocata dai conflitti

La Danimarca sta spingendo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad affrontare la crescente questione della fame provocata dai conflitti, particolarmente esacerbata dalle guerre in corso in regioni come l'Ucraina, il Sudan e i territori palestinesi, nonché dai disordini nello Stretto di Hormuz. Questa iniziativa segue la risoluzione del Consiglio del 2018 che condanna l'uso della fame come arma di guerra. Nonostante questo impegno, l'insicurezza alimentare è peggiorata a livello globale a causa dei conflitti e dei blocchi in corso, comprese le azioni militari guidate dagli Stati Uniti contro l'Iran, che hanno interrotto le rotte di approvvigionamento critiche attraverso lo Stretto di Hormuz. Il prossimo dibattito, ospitato dalla Danimarca, mira a evidenziare il legame tra guerra e fame e incoraggiare una discussione più ampia all'interno del sistema delle Nazioni Unite.

Il 3 agosto 2026, Christina Markus Lassen, rappresentante permanente della Danimarca presso le Nazioni Unite, ha annunciato che il suo paese avrebbe condotto un dibattito critico nel Consiglio di sicurezza volto ad affrontare la crescente crisi.

Il dibattito, intitolato "Food Under Fire: The Security Council's Role in Mitigating Global and Local Food Crises", è in programma per il 25 agosto 2026, durante il mandato della Danimarca come presidente del consiglio di rotazione. La discussione si concentrerà su come i conflitti armati e l'instabilità geopolitica hanno esacerbato la carenza di cibo globale, rendendo la fame una conseguenza diretta della guerra. Lassen ha sottolineato la necessità di un dialogo più ampio all'interno del sistema delle Nazioni Unite, esortando sia gli Stati membri che la comunità internazionale a riconoscere il legame tra conflitto e insicurezza alimentare.

La risoluzione condannava esplicitamente l'uso deliberato della fame come metodo di guerra e riconosceva tali azioni come potenziali violazioni del diritto internazionale. Tuttavia, nonostante questo riconoscimento formale, i rapporti indicano che l'attuazione di questi principi è rimasta incoerente. Negli ultimi otto anni, casi di carestia, fame acuta e accesso umanitario limitato sono diventati comuni nelle aree colpite da conflitti prolungati.

Secondo il rapporto annuale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla protezione dei civili, l'insicurezza alimentare legata ai conflitti ha colpito 147 milioni di persone in 19 nazioni e territori nel 2025. In particolare, per la prima volta in due decenni, sono state confermate due carestie separate nello stesso anno, che si sono verificate in alcune parti del Sudan e della Striscia di Gaza. Questi sviluppi sottolineano il ruolo crescente della fame come strumento di coercizione politica e strategia militare. Il Rapporto globale 2026 sulle crisi alimentari illustra ulteriormente l'entità del problema, rivelando che 266 milioni di persone in 47 paesi hanno affrontato grave insicurezza alimentare nel 2025.

Nel frattempo, il governo di Guterres ha lanciato un allarme severo sul fatto che la fame è sempre più usata come arma nei conflitti moderni, rappresentando una seria minaccia per la stabilità globale. La rottura delle rotte commerciali marittime attraverso lo Stretto di Hormuz ha aggravato queste sfide. Il blocco ha interrotto la fornitura di beni essenziali tra cui aiuti umanitari, fertilizzanti e risorse energetiche. Mentre i negoziati tra Iran e Oman continuano a cercare soluzioni temporanee, la situazione rimane volatile e irrisolta.

Esperti come Alex de Waal, direttore esecutivo della World Peace Foundation, sottolineano i persistenti ostacoli nell'applicazione efficace della risoluzione 2417. De Waal ha osservato che i precedenti tentativi di invocare la risoluzione si sono tipicamente concentrati su singoli stati, spesso portando a un respingimento diplomatico su questioni di sovranità. Ha elogiato l'approccio proposto dalla Danimarca, che sottolinea un quadro più regionale e tematico per affrontare le cause profonde dell'insicurezza alimentare legate ai conflitti.

Con la fame globale che raggiunge livelli senza precedenti e l'uso del cibo come arma sempre più diffuso, l'esito di questa sessione potrebbe modellare gli sforzi futuri per proteggere le popolazioni vulnerabili dagli effetti devastanti della guerra.

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PassBlue logoPassBlueIndipendenteCentroFattualità 95Obiettività 8818 gg fa
La Danimarca spingerà il Consiglio di sicurezza a porre fine alla fame provocata dai conflitti

La Danimarca sta spingendo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad affrontare la crescente questione della fame provocata dai conflitti, particolarmente esacerbata dalle guerre in corso in regioni come l'Ucraina, il Sudan e i territori palestinesi, nonché dai disordini nello Stretto di Hormuz. Questa iniziativa segue la risoluzione del Consiglio del 2018 che condanna l'uso della fame come arma di guerra. Nonostante questo impegno, l'insicurezza alimentare è peggiorata a livello globale a causa dei conflitti e dei blocchi in corso, comprese le azioni militari guidate dagli Stati Uniti contro l'Iran, che hanno interrotto le rotte di approvvigionamento critiche attraverso lo Stretto di Hormuz. Il prossimo dibattito, ospitato dalla Danimarca, mira a evidenziare il legame tra guerra e fame e incoraggiare una discussione più ampia all'interno del sistema delle Nazioni Unite.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta una panoramica equilibrata degli sforzi della Danimarca per affrontare l'insicurezza alimentare legata ai conflitti, citando esempi specifici e facendo riferimento sia alle risoluzioni dell'ONU che ai recenti sviluppi geopolitici.

Perché fattualità (95): The article accurately references Resolution 2417 (2018) and explains its purpose regarding the protection of civilians from conflict-induced hunger. It mentions the current efforts by Denmark to push the Security Council to address food insecurity, aligning with the historical context of the resolu

Perché obiettività (88): The article presents Denmark's initiative neutrally, explaining the context and goals without overt bias. However, it uses emotionally charged language like 'worsening global food access' and 'intensifies the suffering,' which may slightly skew the tone toward urgency rather than neutrality.

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