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ItalySports2 days ago

Do you remember Emilio Butragueño, the Real legend who devastated Denmark at the World Cup and worked in the family perfumery on his days off?

The article recalls Emilio Butragueño's legendary performance during the 1982 World Cup, where he scored four goals against Denmark in the quarterfinals. It highlights his skill and impact on the match, describing him as 'El Buitre' (The Vulture). The text also mentions details about his family background, including his father's ownership of a perfume shop in Madrid and their long-standing association with Real Madrid.

Di errori, quando hai davanti uno così, non puoi permettertene : è fatale quello a fine primo tempo, con la Danimarca in vantaggio per uno a zero agli ottavi di finale contro la Spagna , ai Mondiali di quarant’anni fa. Non puoi sbagliare se hai un avvoltoio che ti volteggia in area, e infatti i 168 cm per 68 chili di rapacità di Emilio Butragueño Santos , in arte “El Buitre”, non perdonano i danesi e pareggia. Segnerà ancora. E ancora. E ancora. Prima sfruttando una sponda in area, poi ancora solo a centro area su assist di Olaya e infine su rigore conquistato da lui. In mezzo si era conquistato un altro rigore Butragueño , che però aveva concesso al suo compagno Goikoetxea . 5 a 1 finale per la Spagna, con “El Buitre” che praticamente da solo devasta la difesa danese.

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Un attaccante meraviglioso e implacabile lo spagnolo, nato a Madrid , e dove sennò, il 22 luglio del 1963: papà Emilio ha una profumeria in Calle de las tres Cruces, a due passi dalla Gran Via e oltre alle varie essenze il profumo vero che si sente lì dentro è quello “merengues”. Il padre è un fan sfegatato del Real ed è socio fin dal 1943 con la tessera 2048 . Il 23 luglio del 1963 anche il piccolo Emilio, suo figlio, diventa socio blancos : il Real nel destino, no? Il destino è però pure un brillantissimo burlone : prima del calcio, per Emilio, c’era stato il basket .

Al Colegio San Antón lo ricordavano tutti per come faceva girare la testa ai difensori sul parquet : non aveva i centimetri del pivot, ma possedeva già quella capacità quasi geometrica di vedere lo spazio dove gli altri vedevano solo un muro di maglie avversarie . La pausa, quel modo tutto suo di congelare il tempo che lo avrebbe reso unico sul rettangolo verde , è un’eredità che nasce lì, tra un palleggio e un canestro. Il pallone tra i piedi arriva quasi per inerzia , come una conseguenza naturale del suo talento puro. Ma il destino , si sa, ama giocare con i colori.

A diciassette anni il ragazzo è già un gioiello che abbaglia. I primi a muoversi sono gli osservatori dell’Atlético Madrid . Emilio fa il provino, incanta, i dirigenti dei Colchoneros hanno già la penna in mano per fargli firmare il contratto. Sembra l’inizio di una storia biancorossa, ma c’è un ostacolo insormontabile. Indovinate quale? Ovviamente sì. Papà Emilio. Vedere il proprio figlio, l’erede della stirpe, con la maglia dei rivali cittadini è un’eresia inaccettabile. Muove mari e monti, pretende e ottiene un secondo provino con il Real Madrid , quello definitivo. E la storia, finalmente, imbocca il suo binario naturale.

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Da quel momento in poi, la crescita di Butragueño è una vertigine . Diventa il leader spirituale della Quinta , l’uomo capace di ridefinire l’estetica del calcio spagnolo, e inevitabilmente attira su di sé gli sguardi dei club più potenti del continente. Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, l’Italia è il centro di gravità permanente del calcio mondiale e l’Avvocato Gianni Agnelli si innamora perdutamente di quell’aristocratico del gol. La Juventus fa ponti d’oro, bussa alla porta del Bernabéu con valigie piene di miliardi; lo stesso fanno l’Inter , il Milan e più tardi la Fiorentina . Mezza Europa lo brama, lo vuole come pezzo pregiato da esibire in vetrina. Ma Emilio è un uomo d’altri tempi. Ai soldi e alla gloria della Serie A risponde sempre con il sorriso timido di chi ha già tutto ciò che desidera: la sua città , la sua gente , la sua profumeria di famiglia dove continua ad andare ad aiutare i genitori nei giorni di riposo, e quella camiseta blanca che sente come una seconda pelle.

Arriva al Mondiale messicano dopo il suo primo campionato vinto col Real ed essersi accaparrato anche due trionfi internazionali : la Coppa Uefa per due volte consecutive. Ma quella Spagna, con Salinas , Michel e Zubizarreta non è quella di oggi e dopo gli ottavi la formazione di Miguel Munoz si ferma contro il Belgio ai rigori. Emilio segna il suo, Eloy no e i belgi li segnano tutti. Ma se la nazionale si ferma a un passo dalla gloria, il palcoscenico del Santiago Bernabéu è pronto a trasformarsi nel teatro stabile della sua definitiva consacrazione. Tornato dal Messico con i gradi di stella mondiale, Emilio riprende le redini di quel Real Madrid che ha deciso di cannibalizzare il calcio spagnolo. Non è più solo il ragazzino prodigio che aspetta il pallone in area; è il fulcro, l’ispiratore, il direttore d’orchestra di una squadra che gioca a memoria. La Quinta del Buitre – completata dalla classe di Míchel , dalla solidità di Sanchís, dalle geometrie di Martín Vázquez e dall’estro di Pardeza – trova in lui il proprio punto di riferimento etico ed estetico . Cinque campionati consecutivi, vinti dal 1986 al 1990 , po…

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Il Fatto QuotidianoIndependentCenter2 days ago
Do you remember Emilio Butragueño, the Real legend who devastated Denmark at the World Cup and worked in the family perfumery on his days off?

The article recalls Emilio Butragueño's legendary performance during the 1982 World Cup, where he scored four goals against Denmark in the quarterfinals. It highlights his skill and impact on the match, describing him as 'El Buitre' (The Vulture). The text also mentions details about his family background, including his father's ownership of a perfume shop in Madrid and their long-standing association with Real Madrid.

Bias read (Center): The article focuses on a historical sports event and personal background of a football player without any political commentary or framing. There is no evidence of biased language, one-sided sourcing, or omission of context that would indicate a political lean.