Balcani
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa è intervenuto mercoledì 17 giugno davanti alle commissioni difesa e esteri riunite di Camera e Senato sul decreto missioni
di Andrea Carli
18 giugno 2026
I punti chiave
La missione Kfor e il Kosovo
Il Libano e la missione Unifil
Kosovo, Portolano: c’è rischio rapido deterioramento sicurezza
Libano: «Serve componente operativa in supporto forze armate libanesi»
Se la regola generale è che i dossier della politica estera sono strettamente connessi alle strategie promosse da un paese sul piano della difesa, nel caso dell’Italia questo principio è ancora più attuale. Basti pensare a due aree: quella dei Balcani e il Libano.
Domande di approfondimento generate da 24Ore AI
La missione Kfor e il Kosovo
Nel primo caso l’Italia promuove l’integrazione di quei paesi nell’Unione europea, e si adopera a difesa del principio che debbano avere la priorità sull’Ucraina. Allo stesso tempo, deve fare i conti con l’intenzione, espressa dalla Nato, di ridurre il numero di militari che operano sotto l’ombrello della missione Kfor .
L’annuncio da parte dell’Alleanza atlantica risale al 12 giugno. La missione conta circa 4.600 militari da 29 nazioni, dopo un rinforzo di quasi 1.000 unità disposto nel 2023 in risposta agli attacchi di Zvecan. Il generale SACEUR Grynkewich ha spiegato che la decisione riflette il miglioramento delle condizioni di sicurezza e che la misura è «reversibile». La Nato non ha comunicato l’entità numerica della riduzione né i contingenti nazionali coinvolti, rendendo impossibile una valutazione precisa dell’impatto operativo. L’Italia contribuisce alla KFOR con un contingente stimato tra 300 e 500 militari.
«Avrete sentito parlare della decisione degli Stati Uniti di adeguare i propri contributi al modello di forze della Nato - ha confermato nelle ultime ore il segretario generale della Nato, Mark Rutte -. In alcuni casi questa mossa è stata interpretata come un problema, come un allontanamento degli Stati Uniti dai propri alleati ma la realtà non è questa. Gli Stati Uniti hanno chiarito il proprio impegno nei confronti della Nato. Abbiamo esaminato la divisione dei compiti nel contesto delle forze convenzionali e constatiamo che gli alleati europei e il Canada sono pronti, disposti e in grado di fare di più».
Il Libano e la missione Unifil
Sull’altro fronte, quello del Libano, l’Onu ha deciso di andare a chiudere la missione Unifil . E l’Italia in questa operazione riveste un ruolo di primo piano: è uno dei principali Paesi contributori della missione (circa 10.000 militari e il contingente italiano è di circa 1.200 unità).
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