La destra oltre la destra non è solo il principio nel quale ha preso forma il movimento di Roberto Vannacci il cui vocabolario raccoglie in purezza le parole degli italiani che vivono il modello primitivo e brutale della parola ingiuriosa, o razzista o semplicemente cattiva. Nessun riguardo al bon ton.
Vannacci usa le parole che una parte degli italiani usano al bar , e raccoglie, nel sentimento che lo tiene connesso a questo popolo, quel senso che la destra storica stava riaggiornando sotto le formalità di rito di un partito ormai ministeriale.
Sebbene Vannacci remi all’opposto, quanto più brutale, divisivo e razzista tanto meglio, chi lo vota, e sembrerebbe – a leggere i sondaggi – già un nutrito numero di elettori , ritiene quel voto un’opportunità per il centrodestra. Non è dunque un voto contro, non è gente che tifa perché Vannacci tiri dritto per la sua strada. E’ gente, riferisce un’analisi piuttosto ragionata dell’Istituto Piepoli, che vota Vannacci col proposito di condizionare Meloni , di portare la destra ancora più a destra, di sostituire la presenza leghista e alleggerire il peso centrista di Forza Italia .
Sono in tanti a ritenere che la forza di Vannacci, l’ultimo uomo nuovo, il militare che vuole farla pagare a coloro che una parte degli italiani vede come nemici, cioè gli immigrati , sia accompagnata da buoni auspici. Correre da solo , annota chi immagina una fuga solitaria, tira di più, spacca di più, raccoglie di più.
Finora però la destra non ha mai mancato l’appuntamento dell’unità , qualunque fosse la distanza politica di una forza dall’altra. E Giorgia Meloni ha bollato così un giornalista che riteneva definitivamente troncata ogni possibilità di contatto con Vannacci: “E’ una risposta che ha dato lei, non io”.
Vannacci è fuori la porta che aspetta, e sebbene viva questo tempo in cui la sua fortuna politica è considerata un evento ormai indiscutibile, deve pensare a cosa fare e a cosa dire ai suoi elettori. Il generale non pesca nell’astensionismo , non bruca nel prato del centrosinistra. Trascina a sé chi ha votato Lega e chi aveva Fratelli d’Italia nel cuore.
Il centrodestra rimescola le sue carte e Vannacci – a prima vista – sembra il sostituto funzionale di Matteo Salvini. Fatto fuori uno, dentro l’altro. La novità è appunto che esiste una destra oltre la destra e tutto fa immaginare che Giorgia Meloni ne terrà conto.
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