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The regime exults: "Humiliate the enemies".

The Iranian regime celebrates an agreement with the US, calling it 'a pride for Iran' and attributing it to guidance by Supreme Leader Khamenei. President Masoud Pezeshkian acknowledges doubts within the regime, particularly among hardliners, who remain wary of the deal. The military claims victory over American and Zionist enemies, stating they have been humiliated and forced to surrender. However, internal dissatisfaction persists, though somewhat tempered by economic recovery.

Pezeshkian: "Khamenei ci ha guidati". Sfiducia negli Usa

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Il regime di Teheran esulta per l'intesa, definita "un orgoglio per l'Iran" e avvenuta perché "Khamenei ci ha guidati", come spiega il presidente Masoud Pezeshkian. Ma la Repubblica islamica resta diffidente: "Non c'è ancora un accordo definitivo e non ci faremo umiliare", aggiunge Pezeshskian, anche per rispondere ai dubbi e alle critiche degli ultraconservatori. Il potere iraniano celebra la "vittoria" sui nemici, che secondo i militari si sono addirittura "arresi", ma sconta in casa il malcontento dell'ala più intransigente del regime, mitigato solo dalla rapida ripresa dell'economia.

L'Iran "ha imposto la sua volontà divina e ferrea sui suoi umiliati nemici americani e sionisti, il nemico non ha altra scelta che accettare la sconfitta e arrendersi", è stato l'esordio eclatante dell'esercito iraniano a commento dell'intesa con Washington. "Pensavano di poter infliggere gravi danni ma i loro calcoli e le loro supposizioni si sono rivelati del tutto errati", ha aggiunto beffardo il generale Amir Hatami, comandante in capo dei militari.

Non meno battagliero il capo negoziatore e presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, una delle nuove figure di maggiore rilievo nella mappa del potere a Teheran: "Con la sua storica resistenza", l'Iran ha compiuto "un grande passo verso la vittoria finale" contro "coloro che hanno cercato di distruggere questa nazione e costringere alla resa la nostra patria", ha scritto il responsabile politico. Che è anche generale dei pasdaran (e quindi garantisce una cerniera politica con l'altro grande potere del Paese) che gestiscono pezzi di Stato e rispondono direttamente all'ayatollah. Mentre il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, anche lui profilo di primissimo piano del volto moderato della Repubblica islamica, ha colto l'occasione dell'accordo per ribadire che "è necessario che venga posta fine in modo definitivo all'aggressione e agli attacchi destabilizzanti di Israele in Libano", in una girandola di telefonate con gli omologhi di Turchia, Iraq ed Egitto. Linea molto apprezzata da Hezbollah, che ha celebrato "la resistenza senza precedenti del popolo iraniano e della sua saggia leadership".

C'è però un fronte interno che promette battaglia: Mahmoud Nabavian, un deputato di Teheran, è considerato il più ostile all'intesa, e sabato sera è andato alla tv di Stato per ribadire che "il testo cancella tutti i progressi militari e difensivi ottenuti sul campo".

La Fars invece, l'agenzia di stampa dei pasdaran, ha dato largo spazio a un comizio notturno a Qom, dove Mohammad Mannan Raisi, anche lui parlamentare, ha arringato la folla chiedendo che i responsabili iraniani non firmassero l'accordo domenica: "È il compleanno dell'assassino della Guida suprema, abbiate onore".

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Il GiornaleParty-alignedRight5 days ago
The regime exults: "Humiliate the enemies".

The Iranian regime celebrates an agreement with the US, calling it 'a pride for Iran' and attributing it to guidance by Supreme Leader Khamenei. President Masoud Pezeshkian acknowledges doubts within the regime, particularly among hardliners, who remain wary of the deal. The military claims victory over American and Zionist enemies, stating they have been humiliated and forced to surrender. However, internal dissatisfaction persists, though somewhat tempered by economic recovery.

Bias read (Right): The article uses strong, celebratory language describing the Iranian regime's actions as victories against 'enemies,' including references to 'humiliation' and 'surrender' by adversaries. It emphasizes the regime's triumph and frames the agreement as a result of divine and firm leadership, which is