Quella fotografia racconta altro. Racconta un presidente del Consiglio che partecipa a un confronto tra grandi leader in un momento delicato per l'Europa
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Per anni ci hanno spiegato che il problema dell'Italia era la postura internazionale. Troppo atlantista, troppo sovranista, troppo europeista, troppo americana. Poi scopri che non parlavano di geopolitica: parlavano proprio di postura. Fisica. Tra l'altro detto dalla sinistra delle ginocchiere e dei balletti pride, della «cortigiana Meloni», insomma da gente che l'ha immaginata in tutte le posizioni perché sa fare solo una cosa: insultare. Succede così che, mentre Trump firma l'accordo con l'Iran, la Flotilla chiagne e fotte (nel vero senso della parola), l'Europa sceglie la linea italiana su immigrazione e respingimenti e il dibattito italiano si riduce al gomito di Giorgia Meloni appoggiato a uno schienale. È il trionfo della posturologia contro la politologia. Eppure quella fotografia racconta altro. Racconta un presidente del Consiglio che partecipa a un confronto tra grandi leader in un momento delicato per l'Europa. Racconta una donna che ascolta, sorride, esercita un ruolo. Non una comparsa. Non una spettatrice. E persino da qualunque angolazione la si guardi, quella posa appare naturale, perfino elegante. La verità è che ciò che disturba non è la postura fisica. È quella politica.
Perché l'Italia, data per irrilevante da anni dai profeti del declino, oggi si ritrova al centro della scena. E chi ha goduto del gelo con Trump scopre che difendere la propria patria è un valore dell'Occidente che non divide, ma aumenta il rispetto.
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