Una donna bielorussa ritrova la famiglia che l'ha ospitata per due stagioni a Pesaro durante il programma di accoglienza legato al disastro di Chernobyl: «Zia Viviana non è cambiata per niente, è bellissima»
Le storie a lieto fine esistono davvero. A dimostrarlo è Elena , donna bielorussa oggi 38enne che ha soggiornato in Italia a Pesaro tra il 1993 e 1994 durante il programma di accoglienza per i bambini bielorussi dopo il disastro di Chernobyl . Tramite il gruppo Facebook Pesaro è la mia città Elena si è messa alla ricerca della famiglia Bucchi , che l’aveva ospitata in Italia. E grazie a uno dei messaggi ricevuti è riuscita a trovarla.
«Mi sembrava che tutta l’Italia mi stesse aiutando» a ritrovare zia Viviana
Quando Open l’ha contattata, Elena, che di cognome fa Zakharenkova e che ora vive in Bielorussia , a Zhodino, ci ha subito dichiarato il suo stupore: «Mi commuovo; non mi aspettavo che l’Italia mi aiutasse». Studia italiano da due anni e si è fatta aiutare dal traduttore per comprendere cosa le stessero scrivendo tutte quelle persone che la volevano aiutare: « Il 15 giugno 2026 ho pubblicato il mio primo post in cui cercavo persone a me care. Mi sembrava che tutta l’Italia mi stesse aiutando. Ho ricevuto tantissimi messaggi e ho cercato di leggerli tutti». Il tam-tam social è nato da un suo messaggio su Facebook in un gruppo al quale partecipano abitanti del capoluogo marchigiano, dal nome Pesaro è la mia città . La ricerca dei due coniugi – Alfio e Viviana – ha dato esito in tempo record : «Mi hanno aiutato a contattare e ritrovare una persona a me cara, letteralmente in un giorno . Sono molto grata a tutti per il loro aiuto».
Una storia non semplice, quella di Elena Zakharenkova, per molti versi simile a quella di tanti altri bambini accolti in quegli anni da famiglie italiane nell’ambito del programma di accoglienza per i bambini bielorussi dopo il disastro di Chernobyl . Elena ricorda però come con i voucher al tempo non avessero viaggiato solo i bambini di Chernobyl , ma anche gli orfani: «Io sono un orfana» , dice. Al tempo, stava affrontando un momento difficile anche dal punto di vista famigliare: «Sono stata cresciuta da una madre affidataria; alla mia madre biologica erano stati revocati i diritti. Sono volata in Italia per riprendermi e mi sono affezionata molto a Viviana ed Alfio », che Elena ricorda come una «coppia senza figli», di circa 35-45 anni, che viveva «in una casa bianca a due piani con garage» e possedeva «un’auto nera».
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I ricordi italiani e i tuorli d’uovo con lo zucchero
Due soggiorni italiani di cui Elena conserva un bellissimo ricordo, nonostante le difficoltà nel comunicare in lingue diverse: «La prima volta che li ho visitati, c’erano solo zia Viviana e zio Alfio, e nessun interprete. Io non parlavo italiano . La seconda, sono arrivata in aereo durante le vacanze invernali. C’erano mia zia, mio zio e mia nonna. Non c’era nessun interprete. Riuscivo già a capirli e siamo riusciti a comunicare». Ricordi di giornate spensierate, impregnati di profumi, sapori e immagini felici: «Correvo in giro un sacco, ridevo, zia Viviana e zio Alfio mi portavano in braccio , mi facevano complimenti, mi vestivano benissimo e mi davano da mangiare cose deliziose». È ancora vivido in lei il ricordo dei tuorli d’uovo con lo zucchero : «Mi piaceva tantissimo mangiarli». Tanto affetto, comprensione e pazienza da parte dei due coniugi marchigiani: «Dopo un po’, ho iniziato a chiamare zia Viviana “mamma” e mi sono affezionata a lei. In Bielorussia, la mia madre affidataria non mi abbracciava né mi diceva che mi voleva bene, e io la imploravo di poter tornare in Italia».
L’opposizione della madre affidataria
Una volta rientrata in Bielorussia, la sua vita è tornata alle dinamiche di sempre, cancellando in poco tempo i benefici del suo soggiorno italiano: « Mia madre diceva che non mi volevano bene e che non volevano più vedermi, che ero cattiva», racconta riferendosi alla famiglia italiana. Per questo motivo Elena non ha fatto più ritorno in Italia: «Sono stata male per molto tempo, sentendo la mancanza della mia famiglia. Ma alla fine ho accettato la cosa». Una bugia però, quella della madre affidataria, che ha ripreso i contorni della realtà a distanza di molti anni, nel 2025: «Quando la mia madre adottiva è morta, mi ha detto che mi aveva mentito e che zia Viviana e zio Alfio mi volevano molto bene e volevano adottarmi ». Per questo, ci racconta, la madre adottiva l’ha portata in un’altra città per non farle leggere le lettere di zia Viviana. Ma poi, la notizia che forse aspettava da sempre: «Quando h…
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