Il ministro conferma la prima mortalità di massa dell'influenza aviaria nella fauna selvatica australiana Il ministro federale dell'agricoltura Julie Collins ha ufficialmente confermato il primo evento di mortalità di massa legato all'influenza aviaria H5 nella fauna selvatica australiana. L'epidemia è stata identificata nelle terne a cresta maggiore trovate su Baudin Rocks, un'isola situata a circa 5 chilometri a sud di Cape Jaffa in Australia meridionale.
A partire dall'ultimo aggiornamento, ci sono 78 casi confermati di influenza aviaria in tutta l'Australia, con la maggioranza, 58, situati in Australia meridionale, seguiti da 10 in Australia occidentale, sette in Victoria, due nel Nuovo Galles del Sud e uno nel Queensland. Collins ha sottolineato che l'emergere del virus nella fauna selvatica è una conseguenza inevitabile della sua diffusione. Ha dichiarato che una volta che l'influenza aviaria H5 inizia a circolare tra le popolazioni selvatiche, si prevedono perdite sostanziali.
Nonostante le pessime prospettive, Collins ha assicurato al pubblico che attualmente non ci sono prove del virus che colpisce il pollame o i sistemi agricoli e il rischio per la salute umana rimane basso. Ha evidenziato gli sforzi compiuti per rafforzare le misure di biosicurezza all'interno del settore avicolo, con l'obiettivo di impedire al virus di entrare nella catena di approvvigionamento agricola. Oltre all'epidemia principale, sono in corso ulteriori test a Victoria, dove sono stati confermati sei nuovi casi di influenza aviaria H5 nelle sterne a cresta.
Il capo veterinario di Victoria, Graeme Cooke, ha osservato che la comprensione della progressione del virus è cruciale. Ha descritto la situazione attuale come coerente con l'impatto atteso dell'influenza aviaria H5 sulle popolazioni di fauna selvatica, sottolineando l'importanza di una sorveglianza continua per valutare implicazioni più ampie. La diffusione del virus ha sollevato preoccupazioni tra gli ambientalisti, in particolare per quanto riguarda la vulnerabilità delle specie minacciate. Il ministro federale dell'ambiente Murray Watt ha sottolineato che l'esperienza globale con H5N1 indica che impedire la diffusione del virus tra uccelli selvatici e mammiferi è praticamente impossibile.
Ha sottolineato che il movimento degli uccelli nativi e selvatici rende estremamente impegnativi gli sforzi di contenimento. La situazione evidenzia l'urgente necessità di strategie complete per mitigare l'impatto del virus sulla biodiversità, soprattutto date le pressioni esistenti che molte specie autoctone devono affrontare. La crescente preoccupazione si estende oltre i rischi immediati per la salute alla stabilità ecologica a lungo termine. La ricerca suggerisce che alcune specie, come i cigni neri, potrebbero essere sproporzionatamente colpite dal virus a causa delle differenze nelle capacità del sistema immunitario. Nel frattempo, specie come le anatre selvatiche possono mostrare vari gradi di resistenza.
Tuttavia, la mancanza di dati dettagliati sulla variabilità dei geni immunitari tra le diverse specie complica gli sforzi per prevedere quali popolazioni sono più a rischio. Gli scienziati avvertono che la ridotta diversità genetica nelle specie minacciate potrebbe esacerbare gli effetti del virus, portando potenzialmente a gravi declini della popolazione o addirittura all'estinzione di alcune specie.
Una tale strategia potrebbe fornire preziose informazioni sulle specie che richiedono sforzi mirati di conservazione per migliorare la loro resilienza contro le minacce emergenti come il virus H5N1. Con la continua diffusione del virus, l'attenzione si sta spostando verso soluzioni a lungo termine volte a preservare la ricca biodiversità dell'Australia in mezzo a sfide crescenti.
★
Manteniamo le notizie oneste.
ObjectiveNews è finanziato dai lettori e senza pubblicità: ti mostriamo il bias invece di nasconderlo. Sostieni il giornalismo indipendente per 4 €/mese.
Diventa sostenitore