L'Australia ha confermato il suo primo caso di influenza aviaria in un mammifero dopo che una foca da pelliccia dal naso lungo è risultata positiva per il ceppo H5 del virus nel Sud Australia. La scoperta è stata fatta dopo i test su una foca trovata morta vicino a Beachport, a circa 300 chilometri a sud di Adelaide. Il ministro federale dell'Agricoltura Julie Collins ha confermato il caso durante un briefing ai media a Hobart, affermando che mentre lo sviluppo è preoccupante, si allinea con le aspettative poiché il virus continua a diffondersi tra gli uccelli selvatici e la vita marina.
Secondo i primi rapporti, l'animale non mostrava segni di lesioni esterne, sollevando preoccupazioni su come potrebbe essere avvenuta l'infezione. Ulteriori analisi di laboratorio hanno confermato la presenza del virus dell'influenza aviaria H5, segnando un cambiamento significativo nel modello di trasmissione del virus.
In Tasmania, una morte di massa di pinguini su King Island è stata collegata alla malattia, evidenziando il crescente impatto del virus sulla fauna selvatica nativa. All'inizio di quest'anno, l'influenza aviaria è stata responsabile della morte di quasi il 75 per cento dei cuccioli di foca nelle isole subantartiche Heard e McDonald, sottolineando la potenziale minaccia rappresentata dal virus per gli ecosistemi marini.
Tuttavia, fino ad ora, non vi è alcuna indicazione che il virus si sia diffuso al bestiame o agli ambienti agricoli. I funzionari federali hanno sottolineato che, mentre il virus rappresenta un rischio per la fauna selvatica, attualmente non vi sono prove di un'infezione diffusa nelle popolazioni umane o nei sistemi di produzione alimentare. Il ministro Julie Collins ha espresso la sua intenzione di visitare l'Australia meridionale nei prossimi giorni per valutare la situazione e coordinare gli sforzi con le autorità locali. Ha ribadito l'importanza della vigilanza pubblica, esortando le persone a evitare il contatto con uccelli malati o morti e a segnalare invece gli avvistamenti alle agenzie competenti.
"Questo non è inaspettato", ha detto, notando che il virus si è già affermato sia in ambienti terrestri che acquatici, aumentando la probabilità di trasmissione tra specie. Mentre il governo lavora per monitorare la diffusione del virus, gli esperti avvertono che l'emergere dell'influenza aviaria nei mammiferi potrebbe segnalare un focolaio più complesso e persistente. Mentre i rischi immediati per la salute degli esseri umani rimangono bassi, la continua evoluzione del virus solleva domande sulle sue implicazioni a lungo termine sia per la fauna selvatica che per la salute pubblica. Gli scienziati continuano a studiare le mutazioni genetiche del virus, sperando di comprendere meglio la sua adattabilità e il potenziale per focolai futuri.
Per ora, l'attenzione si concentra sul contenimento della diffusione all'interno delle regioni colpite e sulla preparazione per eventuali nuovi sviluppi.
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