Lo studio rivela che durante il boom globale del cobalto, sostanziali quantità di uranio hanno lasciato il paese insieme alle esportazioni di cobalto e rame, destinate principalmente alla Cina. Questa scoperta solleva gravi preoccupazioni sulla sorveglianza dei materiali nucleari e sui potenziali rischi associati all'uranio non contabilizzato. I risultati provengono da un'indagine guidata dai ricercatori Ryan Mazuk dell'Università di Princeton e Sébastien Philippe dell'Università del Wisconsin-Madison. La loro analisi, pubblicata su Nature Communications, evidenzia come l'uranio sia stato trasportato fuori dalla RD Congo sotto il radar.
Lo studio suggerisce che tra il 2000 e il 2024 sono state esportate fino a 5.000 tonnellate di uranio naturale sotto forma di minerale, principalmente legato alla produzione di idrossido di cobalto. Secondo i ricercatori, questo uranio ha viaggiato come passeggero non intenzionale all'interno di spedizioni destinate a altri scopi. La miniera Tenke-Fungurume nel sud della Repubblica Democratica del Congo, una delle più grandi miniere di rame e cobalto del mondo di proprietà della società cinese CMOC, è centrale in questo problema. Mentre la miniera si concentra ufficialmente sull'estrazione di cobalto e rame, la composizione geologica della regione significa che l'uranio si trova spesso accanto a questi metalli.
Questa sovrapposizione consente di includere l'uranio nelle spedizioni senza essere dichiarato separatamente. Storicamente, la Repubblica Democratica del Congo ha svolto un ruolo cruciale nella fornitura di uranio per il Progetto Manhattan durante la seconda guerra mondiale. La miniera di Shinkolobwe, situata nel sud-est del paese, era nota per il suo contenuto di uranio eccezionalmente alto, fino al 65 per cento, che lo rendeva uno dei più ricchi giacimenti al mondo all'epoca.
Con l'aumento della domanda di cobalto a causa del passaggio globale verso i veicoli elettrici, le operazioni minerarie nella fascia di rame del paese si sono intensificate. Questa zona è ricca sia di cobalto che di uranio, e i processi di estrazione utilizzati per raffinare il cobalto spesso comportano la manipolazione di minerali contenenti uranio.
La IAEA sovrintende all'arricchimento e alla regolamentazione dell'uranio, che è fondamentale sia per le centrali nucleari che per le armi. L'uranio naturale, sebbene non sia immediatamente pericoloso, può diventare una preoccupazione se arricchito a concentrazioni più elevate. Lo studio sottolinea la complessità del tracciamento dell'uranio in regioni in cui vengono estratti contemporaneamente più minerali. Nel caso della Repubblica Democratica del Congo, la presenza di uranio nei minerali di cobalto e rame complica gli sforzi per monitorare il suo movimento. I ricercatori sottolineano che l'uranio trovato in questi minerali si trova naturalmente e non richiede arricchimento per essere pericoloso.
I ricercatori hanno collaborato con i giornalisti investigativi di Lighthouse Reports e del Financial Times per raccogliere dati e verificare i loro risultati. Hanno esaminato i registri di spedizione, le composizioni minerali e le pratiche minerarie storiche per mettere insieme l'entità delle esportazioni di uranio. Il loro lavoro evidenzia la necessità di una maggiore trasparenza e regolamentazioni più severe nei paesi in cui l'uranio coesiste con minerali più comunemente scambiati.
Nel frattempo, l'AIEA ha riconosciuto l'importanza di garantire che tutti i movimenti di uranio siano adeguatamente documentati. L'agenzia continua a monitorare i flussi di materiale nucleare a livello globale, ma il caso della Repubblica Democratica del Congo illustra le sfide affrontate nel mantenere una sorveglianza completa in ambienti minerari complessi.
La situazione nella Repubblica democratica del Congo serve a ricordare la relazione intricata tra estrazione delle risorse e sicurezza nucleare.
★
Manteniamo le notizie oneste.
ObjectiveNews è finanziato dai lettori e senza pubblicità: ti mostriamo il bias invece di nasconderlo. Sostieni il giornalismo indipendente per 5 €/mese.
Diventa sostenitore