Un nuovo studio suggerisce che l'età di una madre può avere effetti inaspettati sulle cellule della sua prole, e questi effetti sembrano reversibili. I ricercatori guidati dal biologo Kristin Gribble del Marine Biological Laboratory di Woods Hole hanno esaminato come l'età materna influenza le generazioni future attraverso meccanismi epigenetici piuttosto che mutazioni genetiche. I risultati sono stati pubblicati su The American Naturalist e sfidano le ipotesi di lunga data su come i tratti biologici vengono trasmessi. La ricerca si è concentrata sui rotiferi, piccoli organismi acquatici con una durata di vita misurata in settimane, rendendoli modelli ideali per lo studio dei processi ereditari.
A differenza degli anfibi e dei rettili utilizzati dal ricercatore dell'inizio del XX secolo Paul Kammerer, il cui controverso lavoro sull'evoluzione lamarckiana è stato screditato dopo la sua morte, i rotiferi si riproducono rapidamente e consentono agli scienziati di osservare i cambiamenti generazionali in modo più efficiente. I biologi sanno da decenni che l'età di una madre può influenzare le caratteristiche della sua prole.
Tuttavia, le cause di fondo sono rimaste poco chiare fino a poco tempo fa. Tradizionalmente, i ricercatori credevano che i danni cellulari accumulati nel tempo potessero essere trasmessi alle generazioni successive. Ma il team di Gribble ha trovato prove che suggeriscono un meccanismo diverso in gioco. I loro esperimenti con due linee genetiche di Brachionus manjavacas, un tipo di rotifer, hanno rivelato che le conseguenze negative associate all'età materna avanzata non si sono accumulate in più generazioni. Invece, questi effetti sono scomparsi entro una sola generazione. Questa rapida inversione contraddice l'idea di accumulo graduale di danni al DNA.
Invece, i risultati puntano verso una spiegazione epigenetica, che coinvolge modifiche chimiche ai geni che influenzano la loro espressione senza alterare la sequenza del DNA stessa. Tali cambiamenti possono essere influenzati da fattori ambientali e scelte di stile di vita, e a volte possono essere invertiti in determinate condizioni. Lo studio si basa su un risorgere di interesse per le idee una volta respinte dopo il suicidio di Kammerer nel 1926.
La ricerca di Gribble evidenzia come le influenze ambientali, come l'età di una madre, possono modellare la biologia della sua prole attraverso percorsi epigenetici. Questa scoperta aggiunge alla crescente evidenza che le esperienze e le condizioni durante la vita di un organismo possono lasciare segni sul suo genoma che possono essere trasmessi ai discendenti. Mentre l'esatta natura di questi segni rimane sotto inchiesta, lo studio sottolinea la complessità dell'eredità oltre la semplice trasmissione genetica.
Gli scienziati stanno ora esplorando se meccanismi simili funzionano in altre specie, compresi gli esseri umani. Se confermato, questo potrebbe avere profonde implicazioni per la comprensione dei disturbi dello sviluppo, l'invecchiamento e l'impatto intergenerazionale delle esposizioni ambientali. I ricercatori continueranno a indagare su come funzionano questi segnali epigenetici e se possono essere mirati per mitigare gli effetti nocivi. Sono necessari ulteriori studi per determinare l'intero ambito di questi risultati e la loro rilevanza per la salute umana. Nel frattempo, la ricerca contribuisce a una più ampia conversazione scientifica su come i tratti biologici sono modellati non solo dalla genetica, ma anche dall'ambiente e dalle esperienze di vita.
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