Il 18 luglio 2026, le forze statunitensi condussero attacchi aerei contro l'Iran per la settima notte consecutiva, prendendo di mira siti di sorveglianza, logistica militare, stoccaggio di armi sotterranee e beni marittimi. L'operazione coinvolse jet da combattimento, droni e navi da guerra, con filmati condivisi dal Comando centrale degli Stati Uniti. In risposta, l'Iran attaccò gli alleati degli Stati Uniti, tra cui la base aerea Ali Al Salem in Kuwait e siti di comunicazione in Bahrain. Il Kuwait e la Giordania hanno segnalato di aver intercettato missili iraniani, mentre la spedizione attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasta interrotta. Lo stretto, una rotta critica di transito di petrolio e gas, era stato precedentemente chiuso dall'Iran a febbraio, portando alla volatilità del mercato.
Lettura del bias (Conservatore): L'articolo definisce le azioni statunitensi come una giustificata rappresaglia e sottolinea l'efficacia delle operazioni militari statunitensi, minimizzando al contempo l'escalation delle ostilità e le potenziali conseguenze per la stabilità regionale.



