La centrale nucleare di Paks, situata nel sud dell'Ungheria, ha ripreso la produzione di elettricità prima del previsto, secondo il Primo Ministro Péter Orbán, che ha annunciato la decisione sui social media. La ripresa è avvenuta dopo gli sforzi per garantire l'approvvigionamento di acqua di raffreddamento, che era stato un vincolo chiave per le operazioni. La mossa segna un passo fondamentale verso l'affrontare la crisi energetica incombente del paese. La centrale nucleare di Paks, situata nel sud dell'Ungheria, ha iniziato ad aumentare la sua produzione questa sera. Inizialmente, il blocco del reattore 3 è stato riportato online, con piani per riavviare tutti e quattro i reattori entro il 28 agosto.
Ogni reattore opera a una capacità di 2.000 megawatt, il che significa che l'intera struttura potrebbe generare fino a 8.000 megawatt una volta pienamente operativa. Ciò rafforzerebbe significativamente la rete nazionale, che ha dovuto affrontare lo sforzo a causa della riduzione della produzione da altre fonti.
Due gru, ognuna lunga 80 metri, sono state immerse nel fiume Danubio per aumentare il livello dell'acqua vicino alla centrale. Inoltre, sono iniziati i lavori per la costruzione di un muro di cisterna utilizzando circa 150.000 metri cubi di roccia. Queste azioni hanno contribuito a garantire acqua di raffreddamento sufficiente per i reattori, un requisito cruciale per un funzionamento sicuro. Il ministro della Difesa Romulusz Ruzsin-Szendi ha sottolineato la corretta esecuzione del progetto del muro di cisterna, notando che il personale militare ha svolto un ruolo chiave.
L'impianto di Paks, originariamente costruito dall'Unione Sovietica e commissionato nel 1982, continua a fornire circa la metà dell'elettricità dell'Ungheria. Rimane una parte vitale dell'infrastruttura energetica del paese nonostante i dibattiti in corso sulla sicurezza e l'impatto ambientale. Allo stesso tempo, è in corso la costruzione di due nuovi blocchi di reattori, parte del progetto Paks II. Questa espansione è finanziata attraverso prestiti russi e gestita dalla società statale russa Rosatom. Il progetto Paks II ha attirato l'attenzione internazionale, con alcuni critici che sollevano preoccupazioni sulla dipendenza dal finanziamento e dalla tecnologia russi.
Tuttavia, i funzionari ungheresi hanno difeso l'iniziativa come essenziale per garantire l'indipendenza energetica a lungo termine. La recente ripresa delle operazioni presso l'impianto esistente sottolinea l'impegno del governo a mantenere una fornitura di elettricità stabile in un contesto di crescente domanda e incertezze geopolitiche. Con tutti e quattro i reattori destinati a raggiungere la piena capacità entro la metà di agosto, l'impianto contribuirà in modo sostanziale ai bisogni energetici dell'Ungheria. Il successo di questi sforzi dipenderà dalla continua manutenzione del sistema di raffreddamento e dall'adesione a rigorosi protocolli di sicurezza. Mentre la nazione osserva i progressi, l'esito di questa fase potrebbe influenzare le future decisioni di politica energetica.
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