La ricerca di giustizia da parte di una famiglia ha preso una nuova piega con la scoperta di una lettera scritta a mano lasciata da Fidel Gutiérrez Salceda, un medico repubblicano giustiziato durante la guerra civile spagnola. La lettera, trovata tra i resti della sua casa di famiglia, esprime la sua speranza che un giorno i suoi resti possano essere spostati più vicino al luogo di riposo di sua moglie, se mai dovesse accadere una forma di giustizia più giusta. La lettera è stata scritta poco prima della sua esecuzione nel 1937 e il suo contenuto ha suscitato un rinnovato interesse per il problema di lunga data della responsabilità e della riconciliazione post-franchista.
Fidel Gutiérrez Salceda, nato nel 1887, fu sindaco di Pesaguero, Cantabria, sotto il Partito Repubblicano di Sinistra, da marzo a novembre 1936. Come ufficiale medico del 125° Battaglione, fu di stanza vicino al porto di Piedrasluengas e successivamente schierato nella regione di Campoo. Fu arrestato e processato in una corte marziale sommaria, accusato di aver fornito assistenza medica ai soldati repubblicani feriti prima di unirsi all'esercito repubblicano. La sua condanna fu la morte a colpi di fucile, ed è stato giustiziato a Reinosa, una città della Cantabria. Il suo corpo fu sepolto in massa, e le sue spoglie rimangono lì fino ad oggi.
La lettera, scoperta dai suoi nipoti durante lo smantellamento della loro casa ancestrale, riflette l'angoscia personale di un uomo che credeva negli ideali della Repubblica ma che ha affrontato la persecuzione sotto il regime di Franco. Il messaggio sottolinea le profonde scommesse emotive e politiche della sua vita e della sua morte, e risuona con la più ampia lotta per la verità storica e il riconoscimento delle vittime della guerra civile e della successiva dittatura.
Il padre, sopravvissuto alla guerra come caporale temporaneo, non ha mai parlato apertamente del destino di suo nonno, anche se ne comprese chiaramente l'ingiustizia. La scoperta della lettera ha riacceso le discussioni sugli sforzi in corso per riesumare e identificare i resti di coloro che sono stati giustiziati durante l'era franchista. Molti di questi individui sono stati sepolti in fosse comuni, spesso senza documenti o identificazione adeguati.
Gli attivisti e le famiglie continuano a spingere per l'esumazione di questi siti, sostenendo che è sia un imperativo legale e morale riconoscere i torti passati e fornire la chiusura ai parenti sopravvissuti.
La sua storia, conservata in una semplice nota scritta a mano, rimane un potente promemoria del costo umano dei conflitti politici e del costante bisogno di giustizia.
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