Un neurologo spagnolo ha affermato che la prevenzione del declino cognitivo richiede un approccio poliedrico, evidenziando i limiti degli integratori omega-3 nonostante la loro popolarità tra coloro che cercano di proteggere la memoria.
Lo studio, pubblicato su una rivista scientifica, ha rilevato che l'amministrazione orale di integratori di omega-3 aumenta significativamente i livelli di DHA nel cervello, anche tra gli individui portatori del gene APOE-e4, che è collegato ad un aumentato rischio di malattia di Alzheimer. Il dottor Alberto Rábano, neuropatologo e direttore della banca di tessuti CIEN, ha osservato che questi risultati rispondono ad alcune domande di lunga data nel campo. Tuttavia, ha sottolineato che lo studio non ha trovato prove che livelli più elevati di DHA portino a miglioramenti dei marcatori clinici della cognizione, come i test neuropsicologici o i risultati della neuroimaging.
Questo risultato sottolinea una sfida chiave nel tradurre la ricerca nutrizionale in strategie terapeutiche efficaci. Mentre lo studio conferma che l'integrazione di omega-3 può aumentare le concentrazioni di DHA nel cervello, non riesce a dimostrare che questo si traduce in significativi benefici cognitivi. Il dottor Rábano ha avvertito che il trattamento, nelle condizioni dello studio, non ha avuto alcun effetto osservabile sugli indicatori clinici valutati. Ciò suggerisce che mentre gli omega-3 possono svolgere un ruolo nel mantenere la salute del cervello, è improbabile che fungano da soluzione autonoma per prevenire il declino cognitivo. I ricercatori hanno riconosciuto diversi limiti dello studio.
I partecipanti erano prevalentemente altamente istruiti, il che potrebbe influenzare le prestazioni cognitive e l'interpretazione dei risultati. Inoltre, la pandemia ha interrotto il reclutamento e la ritenzione, con quasi il 38% dei volontari che si sono ritirati durante il periodo di 24 mesi. Alcuni esperti sostengono che questo lasso di tempo potrebbe essere troppo breve per rilevare i cambiamenti strutturali nel cervello, come le variazioni del volume dell'ippocampo, specialmente negli individui che non hanno ancora sviluppato la demenza. Guardando avanti, l'attenzione delle future ricerche probabilmente si sposterà verso l'identificazione di sottogruppi specifici che potrebbero trarre maggiori benefici dalla supplementazione di omega-3.
Rábano ha suggerito che gli approcci di medicina di precisione, adattando gli interventi in base ai singoli fattori di rischio, potrebbero aiutare a determinare quali pazienti trarrebbero il maggior beneficio. Ha sottolineato gli studi in corso della Fondazione CIEN in collaborazione con gruppi di ricerca europei come sviluppi promettenti in questo settore. Per le persone che attualmente assumono integratori di omega-3 per sostenere la memoria, il consenso scientifico rimane cauto. Anche se le diete ricche di omega-3 sono generalmente benefiche per la salute generale, non ci sono prove sufficienti per confermare che da sole possano prevenire il declino cognitivo.
Poiché il campo continua ad evolversi, saranno necessarie ulteriori ricerche per chiarire i potenziali ruoli degli omega-3 nella salute del cervello e per orientare strategie di prevenzione più mirate ed efficaci.
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