Almeno 14 civili sono stati uccisi e circa 20 altri sono rimasti feriti in un attacco aereo della giunta militare del Myanmar contro un monastero buddista nella regione di Sagaing, nel nord-ovest del Myanmar, secondo i rapporti di gruppi di resistenza locali e residenti. L'attacco è avvenuto oggi vicino al villaggio di Swel Lel Oh, vicino alla città di Myaung, dove il monastero aveva ospitato sessioni di meditazione per i visitatori. Gli attacchi hanno colpito gli alloggi utilizzati dai partecipanti a queste sessioni, provocando molteplici vittime. L'incidente segna uno degli attacchi più letali attribuiti ai militari negli ultimi mesi.
Secondo Ko Nway Oo dell'organizzazione di difesa e resistenza civile CSDOM con sede a Myaung, le vittime includono 11 uomini e tre donne. Un residente locale ha detto a The Irrawaddy, citando informazioni del CSDOM, che il monastero è stato colpito due volte durante l'attacco.
La giunta militare ha affrontato una persistente opposizione da parte di vari gruppi etnici e politici, portando a disordini diffusi e crisi umanitarie. Gli abitanti di Sagaing hanno a lungo sofferto sotto il peso delle operazioni militari, che si sono intensificate nell'ultimo anno. La regione è diventata un punto focale per le attività di resistenza, con numerosi scontri segnalati tra l'esercito e le milizie locali. La distruzione del monastero, un luogo di rifugio spirituale, ha ulteriormente approfondito il senso di disperazione tra le comunità colpite. Le autorità locali non hanno commentato ufficialmente l'attacco e non ci sono state dichiarazioni immediate da parte dell'esercito in merito all'incidente.
Tuttavia, il CSDOM e altri gruppi di resistenza hanno condannato gli attacchi, definendoli atti deliberati contro le infrastrutture civili. Essi sostengono che tali azioni fanno parte di una strategia più ampia per sopprimere il dissenso e instillare paura tra la popolazione. Gli osservatori internazionali hanno espresso preoccupazione per l'escalation della violenza in Myanmar, in particolare mentre la situazione si deteriora sia politicamente che economicamente. Le Nazioni Unite hanno ripetutamente chiesto la fine dello spargimento di sangue e hanno esortato la comunità internazionale a sostenere gli sforzi volti a ripristinare la pace e la stabilità nella regione.
Nonostante questi appelli, l'esercito ha mostrato scarsa volontà di impegnarsi in un dialogo o di cessare le sue operazioni offensive. L'attacco al monastero sottolinea la crescente disperazione sia delle forze militari che della resistenza. Con ogni giorno che passa, il conflitto sembra attirare sempre più civili nel suo mirino, aggravando le già terribili condizioni nel paese. Con l'avvicinarsi della stagione delle piogge, aumenta il rischio di ulteriori spostamenti e sofferenze, aggiungendo un altro livello di complessità alla crisi.
La continua dipendenza dei militari dagli attacchi aerei ha suscitato critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani, che avvertono che tali tattiche potrebbero provocare più morti e feriti tra i civili. Nel frattempo, i gruppi di resistenza rimangono determinati a sfidare il governo della giunta, nonostante il pesante costo per le loro comunità. Il ciclo di violenza non mostra segni di diminuire, con entrambe le parti radicate nelle loro posizioni e non disposte a scendere a compromessi.
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