Un nuovo studio suggerisce che l'aggiunta di una specifica proteina ai farmaci a base di anticorpi potrebbe aiutare a proteggere il feto dall'esposizione a questi farmaci durante la gravidanza. Pubblicato su Nature il 20 agosto 2026, la ricerca evidenzia come l'aggiunta di albumina, una comune proteina del sangue, a alcune terapie con anticorpi può ridurre la loro capacità di attraversare la placenta, riducendo così al minimo i potenziali rischi per il bambino in via di sviluppo. I risultati arrivano mentre i ricercatori continuano a esplorare modi per migliorare la sicurezza degli anticorpi monoclonali, una classe di farmaci ampiamente utilizzati per trattare condizioni come il cancro e i disturbi autoimmuni.
Secondo la ricerca, l'aggiunta di albumina altera la farmacocinetica dei farmaci anticorpali, rendendoli meno probabili entrare nel flusso sanguigno materno in concentrazioni sufficientemente elevate da influenzare il feto. Questo approccio è stato testato utilizzando modelli animali, con risultati che mostrano una marcata riduzione del trasferimento del farmaco attraverso la placenta.
I ricercatori ritengono che questo metodo possa offrire un'alternativa promettente per le pazienti in gravidanza che richiedono un trattamento per malattie croniche. Lo studio è stato condotto da un team di scienziati con sede in un importante istituto di ricerca biomedica, anche se la posizione esatta non è stata divulgata. La ricerca si basa su precedenti sforzi per sviluppare strategie terapeutiche più sicure per le donne incinte.
Mentre i risultati sono preliminari, rappresentano un passo avanti nell'affrontare una delle principali sfide associate alle terapie basate sugli anticorpi. Attualmente, molti di questi farmaci sono controindicati durante la gravidanza a causa del rischio di esposizione fetale. Tuttavia, la modifica proposta potrebbe consentire opzioni di trattamento più flessibili, potenzialmente migliorando i risultati sia per la madre che per il bambino. I ricercatori sottolineano che sono necessari ulteriori studi clinici prima che questo approccio possa essere applicato nelle gravidanze umane.
Nel frattempo, i professionisti medici sono incoraggiati a considerare le implicazioni di questa ricerca per la cura dei pazienti. Mentre le linee guida attuali consigliano ancora cautela per quanto riguarda l'uso di alcuni farmaci anticorpali durante la gravidanza, la possibilità di un'alternativa più sicura offre speranza per i futuri protocolli di trattamento.
★
Manteniamo le notizie oneste.
ObjectiveNews è finanziato dai lettori e senza pubblicità: ti mostriamo il bias invece di nasconderlo. Sostieni il giornalismo indipendente per 4 €/mese.
Diventa sostenitore