Con le elezioni di medio termine del 2026 a meno di tre mesi, i tribunali stanno ancora determinando come alcuni americani saranno in grado di votare. Da aprile, una serie di battaglie legali ad alto rischio si sono svolte nel sistema giudiziario federale, in risposta a un ordine esecutivo emesso dall'ex presidente Donald Trump volto a creare liste federali di elettori idonei e a limitare il voto per posta.
Tuttavia, una nuova causa intentata da stati guidati dai democratici ha sfidato una regola recentemente pubblicata dall'amministrazione su come il servizio postale dovrebbe attuare l'ordine. Giovedì sera, una corte inferiore ha emesso una sospensione che blocca quella regola. L'esito giuridico finale dell'ordine di Trump rimane incerto e potrebbe influenzare le elezioni presidenziali del 2028 in modo più diretto rispetto alle attuali elezioni di medio termine. Le controversie legali dovrebbero persistere nelle prossime settimane a meno che i tribunali non intervenano rapidamente.
I membri del consiglio di amministrazione della S.S. Postal Service si astennero dal consegnare le schede per posta a persone non elencate come elettori idonei. Gli stati che si rifiutarono di adottare queste liste affrontarono potenziali procedimenti giudiziari.
La Corte Suprema ha stabilito che l'ordine di Trump violava la Costituzione, che concede agli stati l'autorità di determinare i tempi, i luoghi e le modalità delle elezioni federali. La Costituzione consente al Congresso di modificare queste regole ma non autorizza l'intervento presidenziale.
Un portavoce della Casa Bianca ha descritto la decisione come una "grande vittoria per la sicurezza delle elezioni americane", sottolineando l'impegno dell'amministrazione ad attuare politiche allineate con le promesse di campagna di Trump. Nonostante l'azione della Corte Suprema, una corte inferiore separata ha emesso una sospensione che blocca la regola. Questa divergenza evidenzia l'incertezza legale in corso. L'amministrazione Trump continua a spingere avanti i suoi piani, mentre gli oppositori sostengono che l'ordine viola la sovranità dello stato e mina i processi democratici.
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