Il 16 agosto 1946, la città, allora nota come Calcutta, divenne l'epicentro di un'epidemia di violenza che sarebbe stata ricordata come le Grandi uccisioni di Calcutta. Tra le 5.000 e le 10.000 persone persero la vita durante i disordini, che scoppiarono in mezzo a crescenti tensioni tra indù e musulmani. L'evento avvenne pochi mesi prima della divisione formale dell'India, ma il suo significato è stato spesso oscurato dalla violenza più ampiamente riconosciuta che seguì nel 1947. Ora, mentre si avvicina l'anniversario, storici e analisti stanno rivisitando l'incidente, chiedendo se le lezioni apprese dalla tragedia del 1946 siano mai state veramente prese in considerazione.
I disordini iniziarono nel luglio 1946 quando Muhammad Ali Jinnah, leader della All-India Muslim League, annunciò i piani per l' "Azione Diretta" volti ad affermare le richieste musulmane per una nazione separata. In una conferenza stampa tenuta a Bombay, Jinnah dichiarò che la Lega Musulmana si stava preparando a lanciare una lotta e delineò un piano chiaro per raggiungere i suoi obiettivi.
Huseyn Shaheed Suhrawardy, il primo ministro del Bengala, chiese il permesso al governatore britannico, Sir Frederick Burrows, di dichiarare il 16 agosto un giorno festivo. Secondo i documenti storici, comprese le relazioni di Burrows al viceré Lord Wavell, la richiesta fu accolta. Questa mossa eliminò efficacemente i vincoli quotidiani che avrebbero potuto impedire violenze su larga scala. Il momento delle proteste aveva anche un profondo significato religioso.
The Star of India, un giornale alleato della Lega Musulmana, pubblicò istruzioni dettagliate per le manifestazioni, indirizzando i partecipanti a riunirsi in luoghi chiave come il Monumento di Ochterlony. I leader delle moschee furono incaricati di spiegare lo scopo dei raduni ai fedeli, intrecciando ulteriormente gli obiettivi politici con l'osservanza religiosa.
I discorsi di Suhrawardy, secondo quanto riferito, includevano appelli alla resistenza armata, utilizzando una retorica che enfatizzava la necessità del Pakistan piuttosto che la coesistenza pacifica. Per la sera, le strade di Calcutta erano piene di caos, i corpi erano sparsi per terra e interi quartieri erano rimasti in rovina.
Il fallimento dell'amministrazione britannica e delle autorità locali nel contenere la violenza ha evidenziato l'inadeguatezza delle strutture di governance esistenti nella gestione delle relazioni intercomunitarie. Nei decenni successivi, la memoria delle grandi uccisioni di Calcutta è svanita nel contesto della narrazione post-indipendenza dell'India. Tuttavia, studi recenti suggeriscono che gli eventi del 1946 fungono da precursore critico della più grande divisione che sarebbe seguita nel 1947. Gli storici sostengono che l'incapacità di prevenire tale violenza nell'anno precedente sottolinea l'urgente necessità di una governance inclusiva e di meccanismi di risoluzione dei conflitti in grado di affrontare le cause profonde della divisione.
Mentre il mondo celebra l'ottantesimo anniversario del Grande Massacro di Calcutta, l'attenzione si rivolge a capire come una città un tempo vivace sia diventata un simbolo di conflitto comunale.
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