Le forze israeliane hanno promesso di continuare a colpire Hezbollah dopo che gli attacchi aerei nel Libano meridionale hanno ucciso almeno 11 persone, tra cui donne e bambini, secondo quanto riportato dai media locali.
L'attacco ha ucciso un alto comandante di Hezbollah, Ali Samir Al-Haj Hassan, che ha guidato un'unità speciale all'interno del gruppo. Il Ministero della Salute libanese ha riferito sette morti nell'attacco iniziale, tra cui tre bambini e due donne, mentre ulteriori vittime sono emerse mentre il bilancio è stato rivisto verso l'alto. Altre quattro persone sono state uccise e 17 ferite in un altro attacco vicino a Deir Zahrani, con un bambino e 11 donne tra i feriti.
Nel frattempo, il presidente Joseph Aoun ha condannato l'uccisione di una famiglia, definendo gli attacchi un "chiaro messaggio" volto a influenzare i futuri colloqui tra Israele e Libano, che dovrebbero riprendere a settembre a Roma. Ha suggerito che gli attacchi potrebbero costringere i negoziati a diventare più seri piuttosto che farli deragliare. Il portavoce dell'ufficio del primo ministro israeliano Doron Spielman ha dichiarato che gli attacchi dovrebbero indurre un dialogo rinnovato, sottolineando che gli attacchi non hanno ottenuto l'effetto opposto.
Tuttavia, le autorità israeliane hanno accusato Hezbollah di violare l'accordo di sicurezza attaccando le truppe all'interno della cosiddetta "zona di sicurezza", una zona cuscinetto di 10 chilometri controllata da Israele lungo il confine.
Le figure dell'opposizione, tra cui il presidente del Parlamento Nabih Berri, uno stretto alleato di Hezbollah, hanno denunciato gli attacchi come "massacri" e hanno esortato i leader del processo di negoziazione ad assumersi la responsabilità di porre fine alla violenza. Berri ha criticato in particolare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusandolo di cercare vantaggi politici prima delle prossime elezioni intensificando le ostilità con Hezbollah.
Ulteriori esplosioni sono state segnalate vicino alla culla di Ali al-Taher, che domina la regione meridionale di Nabatiyeh. Questi sviluppi sottolineano la fragilità degli accordi di cessate il fuoco e evidenziano il divario sempre più profondo tra le due parti. Mentre entrambe le nazioni si preparano per rinnovati sforzi diplomatici, l'impatto umanitario del conflitto rimane una preoccupazione pressante.
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