La Corte Suprema indiana ha stabilito che nessun individuo, partito politico o organizzazione può occupare in modo indefinito un sito designato per le proteste, sottolineando la necessità di bilanciare il diritto di protesta con i diritti economici di commercianti e lavoratori dipendenti. Durante un'udienza riguardante una richiesta di risarcimento di 10 miliardi di rupie da parte di commercianti colpiti dalle recenti proteste, la corte ha stabilito che gli organizzatori devono essere ritenuti responsabili di eventuali perdite causate alle attività commerciali locali. Il giudice capo Surya Kant ha dichiarato che, sebbene il diritto di protesta sia costituzionalmente riconosciuto, non è assoluto e non deve ostacolare permanentemente i mezzi di sussistenza di venditori e lavoratori. La corte ha inoltre osservato che il diritto di svolgere attività commerciali è altrettanto fondamentale, e che i luoghi delle proteste devono consentire l'espressione del dissenso senza interrompere le attività commerciali essenziali. Inoltre, il procuratore generale ha sostenuto che coloro che promuovono marce o scioperi non autorizzati devono assumersi la responsabilità dei danni economici derivanti.
Lettura del bias (Centro): Il rapporto presenta in modo imparziale le diverse argomentazioni legali riguardanti i limiti dei diritti di protesta rispetto agli interessi commerciali, citando specifiche motivazioni giudiziarie senza assumere una posizione di parte.





