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Lo stress vissuto nell'infanzia lascia cicatrici nel cervello
Italy🔬 Scienza13 gg fa

Lo stress vissuto nell'infanzia lascia cicatrici nel cervello

Un nuovo studio condotto dall'Università di Princeton ha rivelato come lo stress vissuto nell'infanzia possa lasciare "cicatrici" nel cervello, modificando in modo permanente il DNA delle cellule cerebrali. Questo processo, osservato negli animali, rende le persone più vulnerabili a disturbi dell'umore come ansia e depressione anche in età adulta. I ricercatori hanno identificato un meccanismo molecolare in cui certe etichette sul DNA rimangono attive dopo esperienze traumatiche, facilitando l'attivazione di geni associati a reazioni emotive. L'indagine, pubblicata sulla rivista Neuron, offre nuove possibilità per sviluppare terapie mirate contro gli effetti a lungo termine dello stress precoce.

Una nuova ricerca suggerisce che lo stress infantile lascia cicatrici molecolari nel cervello, aumentando potenzialmente la vulnerabilità all'ansia, alla depressione e ad altri disturbi dell'umore più avanti nella vita. Uno studio condotto dall'Università di Princeton, pubblicato sulla rivista Neuron, ha scoperto che le esperienze traumatiche durante la prima infanzia alterano specifiche regioni del DNA nelle cellule cerebrali, rendendole più inclini a reagire a futuri fattori di stress. I risultati potrebbero portare a terapie mirate per le condizioni di salute mentale legate al trauma della prima infanzia. Lo studio si è concentrato sull'area tegmentale ventrale, una parte del cervello ricca di neuroni produttori di dopamina che rispondono allo stress.

I ricercatori hanno osservato che i giovani topi esposti a ambienti stressanti hanno sviluppato tag molecolari sul loro DNA, che hanno mantenuto accessibili alcune sezioni del genoma. Ciò ha reso i geni in queste aree più propensi ad attivarsi di fronte a nuove avversità. Quando gli scienziati hanno impedito la formazione di questi tag, sono stati in grado di proteggere i topi dallo sviluppo di sintomi di ansia nonostante siano cresciuti in condizioni stressanti. Studi precedenti avevano già dimostrato che lo stress precoce altera l'attività genica nelle cellule cerebrali, ma il meccanismo esatto è rimasto poco chiaro fino ad ora. Il lavoro del team di Princeton fornisce una comprensione più chiara di come questo processo si verifica a livello molecolare.

Secondo Catherine Jensen Peña, che ha coordinato lo studio, la scoperta offre un obiettivo preciso per lo sviluppo di trattamenti futuri. "Attualmente, non ci sono trattamenti per gli effetti dello stress precoce sul cervello", ha detto. "La ricerca evidenzia l'impatto a lungo termine del trauma infantile, anche quando lo stressore iniziale è passato. I cambiamenti molecolari identificati nello studio suggeriscono che le esperienze della prima infanzia possono avere effetti duraturi sulla funzione cerebrale, influenzando le risposte emotive fino all'età adulta. Questi risultati aggiungono prove crescenti che il trauma psicologico può lasciare impronte biologiche che persistono nel tempo.

Lo studio ha utilizzato topi come soggetti, esponendoli a ambienti di stress controllati e monitorando i cambiamenti risultanti nella loro chimica cerebrale. Gli scienziati hanno tracciato lo sviluppo dei tag molecolari e testato se bloccare la loro formazione potrebbe mitigare gli esiti negativi associati allo stress precoce. I loro risultati hanno mostrato che prevenire il processo di tagging ha ridotto significativamente la probabilità di sintomi di ansia emergenti nei topi adulti allevati in condizioni di stress.

Mentre la ricerca è stata condotta sugli animali, la sua rilevanza per la psicologia umana è considerata elevata a causa delle somiglianze nella struttura e nella funzione cerebrale tra topi e esseri umani.

I ricercatori stanno ora lavorando per capire come questi cambiamenti molecolari possano essere invertiti o mitigati attraverso approcci farmacologici o comportamentali. Lo studio solleva anche domande sull'impatto più ampio dei fattori ambientali sullo sviluppo del cervello. Aggiunge al corpo di conoscenze suggerendo che sia le esperienze positive che negative durante i periodi di sviluppo critici possono modellare l'architettura neurale in modi profondi. La comprensione di questi processi potrebbe aiutare a informare le politiche volte a ridurre l'incidenza dei problemi di salute mentale nelle popolazioni colpite da avversità precoci.

Gli scienziati prevedono di condurre ulteriori esperimenti per convalidare il ruolo di questi tag molecolari nella funzione cerebrale umana. Sperano di identificare composti specifici che potrebbero interferire con il processo di tagging, offrendo potenzialmente nuove opzioni di trattamento per le persone che soffrono di ansia o depressione legate al trauma infantile. Fino ad allora, la ricerca funge da passo cruciale per svelare la complessa relazione tra le esperienze della prima infanzia e i risultati a lungo termine della salute mentale.

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ANSA logoANSAIndipendenteCentroFattualità 85Obiettività 7813 gg fa
Lo stress vissuto nell'infanzia lascia cicatrici nel cervello

Un nuovo studio condotto dall'Università di Princeton ha rivelato come lo stress vissuto nell'infanzia possa lasciare "cicatrici" nel cervello, modificando in modo permanente il DNA delle cellule cerebrali. Questo processo, osservato negli animali, rende le persone più vulnerabili a disturbi dell'umore come ansia e depressione anche in età adulta. I ricercatori hanno identificato un meccanismo molecolare in cui certe etichette sul DNA rimangono attive dopo esperienze traumatiche, facilitando l'attivazione di geni associati a reazioni emotive. L'indagine, pubblicata sulla rivista Neuron, offre nuove possibilità per sviluppare terapie mirate contro gli effetti a lungo termine dello stress precoce.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta una ricerca scientifica senza pregiudizi politici o ideologici. Si concentra su un tema neutro e oggettivo legato alla biologia e alla neuroscienza, senza menzionare partiti, politiche o questioni sociali contestate.

Perché fattualità (85): The article reports on a study conducted by Princeton University published in the journal Neuron, discussing how early-life stress leaves molecular marks on DNA in brain cells, making individuals more vulnerable to anxiety and mood disorders later in life. It accurately summarizes the findings and q

Perché obiettività (78): The article presents the research findings in a generally neutral tone but includes direct quotes from the lead researcher expressing enthusiasm about the study's implications. This adds a slight subjective element, though it remains focused on reporting the scientific findings rather than promoting

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