Più di 580 persone sono morte e oltre 2.400 rimangono disperse dopo le catastrofiche inondazioni e frane che hanno colpito la regione di confine tra il Nepal e il Tibet, in Cina, secondo le ultime notizie. Il disastro è iniziato martedì 26 agosto 2026, quando una massiccia frana e il crollo del ghiacciaio hanno innescato un'ondata di acqua, fango e detriti che ha spazzato via villaggi, strade e ponti lungo i fiumi Bhote Koshi e Trishuli. La situazione rimane grave, con le autorità che avvertono di nuovi rischi di inondazioni a causa di un lago appena formato in Tibet, che ha iniziato a traboccare.
Le inondazioni e le frane sono state causate dall'improvviso crollo di una grande sezione di un ghiacciaio nell'Himalaya, seguito da una massiccia frana che ha rilasciato un torrente di acqua e detriti. Questo evento ha portato alla distruzione di interi villaggi, con molti residenti uccisi o ancora dispersi. Secondo l'agenzia di gestione delle catastrofi del governo del Nepal, almeno 579 persone sono state confermate morte in Nepal, mentre altre 1.924 sono state elencate come disperse. In Tibet, le autorità cinesi hanno riportato cinque morti e 558 dispersi. Tuttavia, non è chiaro se queste cifre si sovrappongano a quelle del Nepal.
Le operazioni di soccorso sono state temporaneamente sospese in entrambi i paesi a causa del rischio di ulteriori inondazioni dal lago appena formato in Tibet. Le autorità in Nepal hanno emesso avvertimenti affinché le persone si spostino su terreni più alti, poiché l'acqua del lago ha iniziato a fluire verso il Nepal. Nonostante ciò, le condizioni sul terreno si sono da allora leggermente calmate, consentendo ai tentativi di salvataggio di riprendere. Il governo cinese ha anche ripreso le operazioni di ricerca e salvataggio dopo averle inizialmente sospese, citando un leggero calo del livello dell'acqua del lago. Il disastro ha causato ingenti danni alle infrastrutture, tra cui la distruzione di 80 ponti e circa 40 chilometri di strade asfaltate.
Nel distretto di Chitwan, a circa 186 chilometri a sud di Kathmandu, i soccorritori hanno già recuperato 221 corpi, mentre 134 sono stati trovati nella parte orientale di Nawalparasigadhi.
L'identificazione delle vittime e la restituzione dei loro resti alle famiglie sarà una sfida immensa data la condizione di molti dei corpi. Le organizzazioni umanitarie internazionali come la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (IFRC) stimano che almeno 93.000 persone sono state colpite dal disastro, tra cui circa 17.000 bambini. Il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF) ha avvertito che la situazione è particolarmente grave per i bambini, che sono tra i più vulnerabili in tali crisi. Il Partito Comunista Cinese ha riconosciuto i rischi continui posti dai pericoli nascosti legati ai ghiacciai, ai laghi glaciali e ai pericoli geologici.
Ha dichiarato che i soccorritori stanno affrontando sfide significative, e Pechino sta considerando di fornire assistenza urgente al Nepal e di impegnarsi nella cooperazione internazionale per gli sforzi di soccorso. Oltre alla crisi umanitaria immediata, il disastro ha sollevato preoccupazioni per l'impatto a lungo termine sulla regione.
Nel frattempo, il Ministero degli Affari Esteri e Europei sloveno ha confermato che non ci sono cittadini sloveni tra le vittime identificate. Hanno stabilito un contatto con una cittadina slovena in Nepal, che ha confermato che è al sicuro. Altri paesi hanno anche segnalato cittadini scomparsi, tra cui diversi provenienti da Australia, India, Regno Unito, Ucraina, Malesia e Stati Uniti. Mentre la ricerca continua, l'attenzione rimane sul salvataggio di vite e sulla fornitura di aiuti di emergenza alle persone colpite.
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