Oltre 60.000 migranti sono arrivati negli ultimi giorni dall'enclave spagnola di Ceuta dal Marocco, molti dei quali hanno nuotato attraverso il Mediterraneo in un disperato tentativo di raggiungere la sicurezza. L'afflusso ha travolto le autorità locali, con segnalazioni di centinaia di entrati ogni giorno e migliaia di persone bloccate per le strade, alcune ferite dai loro pericolosi attraversamenti. La crisi ha scatenato indignazione tra i residenti, che accusano il governo di negligenza e chiedono misure di emergenza. Nel frattempo, l'Unione europea ha ribadito il suo impegno a mantenere i controlli di frontiera di Schengen, nonostante la crescente pressione sulla Spagna per gestire la situazione.
L'ondata è iniziata giovedì, con ondate di migranti che hanno tentato di attraversare Ceuta attraverso il checkpoint di Dique Sur o nuotando attraverso il mare. Secondo i funzionari, più di 25.000 sono già stati rimpatriati in Marocco, con partenze che procedono ad un ritmo di 150 persone al minuto. Tuttavia, il numero di arrivi continua ad aumentare, con stime che suggeriscono oltre 60.000 sono entrati nell'enclave in un solo giorno. La situazione è diventata così grave che il sindaco della città, Juan Jesús Vivas, l'ha descritta come un "assoluta emergenza umanitaria e sociale", esortando il governo nazionale a trattarla come una crisi nazionale simile agli incendi boschivi.
I residenti di Ceuta hanno espresso profonda frustrazione e paura, con alcuni che accusano il primo ministro Pedro Sánchez di non aver affrontato adeguatamente la crisi.
Almeno 34 migranti sono morti durante i tentativi di attraversamento, portando il numero totale di morti da gennaio a 73. Oltre 43 corpi sono stati recuperati vicino alla costa marocchina, secondo le autorità locali. Il bilancio delle vittime include sia adulti che bambini, con diversi minori tra le vittime. Le famiglie dei defunti rimangono in limbo, incapaci di confermare il destino dei loro cari. Tra coloro che sono sopravvissuti, molti affrontano l'incertezza sul loro futuro, con alcuni che riferiscono di non aver mangiato da giorni. Le condizioni all'interno di Ceuta si sono deteriorate rapidamente. Il centro di accoglienza temporanea dei migranti, noto come Ceti, è sovraffollato oltre la capacità, ospita circa 500 persone ma riceve molto di più.
Molti migranti sono costretti a rifugiarsi in edifici abbandonati, dietro le scale o in spazi nascosti lungo le colline. Alcuni descrivono il sentirsi intrappolati e vulnerabili, con scarso accesso a cibo o cure mediche. Un giovane, Muhad, ha raccontato come ha nuotato fino a riva con il suo amico, solo per perdere il suo compagno, Mohamed, che è annegato poco dopo aver raggiunto la terra. La famiglia di Muhad non sa ancora se suo fratello è morto o vivo. Tra gli sfollati non ci sono solo marocchini, ma anche rifugiati sudanesi in fuga dalla guerra e altri provenienti da regioni sub-sahariane in cerca di asilo. Questi gruppi spesso evitano di essere rimpatriati, temendo ulteriori instabilità nei loro paesi d'origine.
Nonostante ciò, le tensioni persistono all'interno della comunità. Mentre alcuni residenti offrono aiuti, come la distribuzione di acqua e cibo, altri esprimono preoccupazione per l'aumento del numero e la pressione sulle risorse. Maria José, un fornaio locale, ha riaperto il suo negozio dopo tre giorni di chiusura, ma ammette di sentirsi incerta sul futuro. La crisi ha anche attirato l'attenzione internazionale. Il governo italiano, guidato dal primo ministro Giorgia Meloni, ha annunciato piani per sospendere l'accordo di Schengen con la Spagna, citando preoccupazioni per la sicurezza nazionale.
Nel frattempo, la Commissione europea ha ribadito che non ci sono flussi illegali in Europa da Ceuta, sottolineando che le norme Schengen si applicano all'enclave e che i controlli di frontiera rimangono attivi. Mentre la situazione continua ad evolversi, l'attenzione rimane sulla gestione dell'impatto umanitario immediato, affrontando le implicazioni politiche più ampie. Con oltre 60.000 migranti attualmente a Ceuta e la possibilità che ne arrivino altri, la sfida per le autorità locali e nazionali sarà immensa. Per ora, la città rimane sotto assedio, con i suoi residenti intrappolati tra disperazione e speranza.
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