Israele è accusato di aver deliberatamente preso di mira giornalisti durante una serie di attacchi nel sud del Libano che hanno provocato la morte di Amal Khalil, corrispondente 42enne del giornale Al-Akhbar, e gravi ferite alla sua collega di 21 anni, Zeinab Faraj, fotografa freelance e cameraman.
Khalil e Faraj viaggiavano vicino ad Al-Tiri, vicino alla città di Bint Jbeil, per indagare sulle affermazioni secondo cui le forze israeliane si erano ritirate dalla regione in mezzo alle ostilità in corso tra Israele e Hezbollah. Erano accompagnati da Ali Nabil Bazzi, il sindaco locale, e dal suo amico Mohammed Hourani. Secondo le IDF, entrambi gli uomini sono stati identificati come agenti di Hezbollah. Momenti dopo che il gruppo è arrivato ad Al-Tiri, prima delle 14:30, il veicolo che trasportava Bazzi e Hourani è stato attaccato. Questo ha segnato l'inizio di una sequenza di attacchi che alla fine avrebbero portato alla morte e alle ferite dei giornalisti.
Il primo ha colpito un veicolo davanti all'auto di Khalil e Faraj, spingendo i giornalisti a cercare riparo. Un'ora dopo, un secondo attacco ha colpito direttamente il loro veicolo, ferendo entrambe le donne. Un terzo attacco è seguito poco dopo. Durante questi incidenti, i droni di sorveglianza israeliani sono stati osservati in volo sopra la testa, suscitando preoccupazione dai sopravvissuti. Faraj ha descritto come i droni si avvicinarono pericolosamente vicino, a meno di un metro dal tetto rotto del rifugio in cui lei e Khalil si erano rifugiati.
Il primo ministro libanese Nawaf Salam condannò l'attacco come un crimine di guerra, citando l'apparente intenzione di danneggiare i civili. I risultati delle indagini condotte da Amnesty International e Human Rights Watch suggeriscono che l'esercito israeliano era a conoscenza o avrebbe dovuto essere a conoscenza della presenza di due donne civili che cercavano rifugio nell'edificio.
Human Rights Watch ha fatto eco a queste preoccupazioni, affermando che le prove dimostravano chiaramente che l'esercito aveva preso di mira i giornalisti, contraddicendo le sue precedenti affermazioni di non averlo fatto. Ramzi Kaiss di Human Rights Watch ha sottolineato che Khalil e Faraj erano tra le molte vittime di attacchi simili, evidenziando un modello di comportamento da parte dell'IDF. La cronologia degli eventi rivelati dalle indagini ha indicato che Khalil e Faraj si erano recati ad Al-Tiri per confermare i rapporti sui movimenti delle truppe israeliane.
Dopo l'attacco iniziale, le squadre di difesa civile libanese hanno tentato di raggiungere la scena, ma sono state ritardate a un posto di blocco militare. I funzionari dell'esercito libanese avrebbero richiesto l'approvazione dell'IDF prima di consentire l'accesso all'area, una procedura stabilita nell'accordo di cessate il fuoco del novembre 2024 tra Israele e Hezbollah. Durante questo ritardo, il personale della difesa civile ha contattato i giornalisti, esortandoli ad evacuare immediatamente a causa del rischio di ulteriori attacchi.
Questo dettaglio aggiunge alla narrazione che i giornalisti non erano impegnati in attività di combattimento ma stavano invece adempiendo ai loro doveri giornalistici in una zona di conflitto. Mentre l'indagine continua, aumenta la pressione su Israele per affrontare le accuse contro i suoi militari. Il caso sottolinea la questione più ampia delle vittime civili nei conflitti e solleva domande sull'adesione alle leggi internazionali che regolano la guerra. Il destino dei giornalisti e le circostanze che circondano le loro lesioni rimangono centrali nel discorso legale e politico in corso.
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