Le autorità francesi hanno avviato un'indagine sulle accuse secondo cui il sindaco di Aubagne, Jean-Pierre Squillari, avrebbe utilizzato attrezzature dei vigili del fuoco per proteggere la sua residenza secondaria durante i massicci incendi che hanno travolto la regione del Var il mese scorso. Il caso è stato sottoposto ai pubblici ministeri di Marsiglia dopo che SOS Corruption 13, un organismo locale di controllo anticorruzione, ha presentato una denuncia formale. Secondo i documenti ottenuti da Le Figaro, il sindaco ha ammesso in una dichiarazione a Ici Provence di aver preso in prestito attrezzature antincendio, tra cui una pompa portatile, tre tubi da 20 metri e un ugello antincendio, per proteggere la sua baita a Barjols, che era direttamente minacciata dalle fiamme.
L'incendio, noto come incendio di Gros Bessillon, è iniziato il 21 luglio nel villaggio di Pontèves, situato nel cuore dell'area di green Provence. È rapidamente aumentato, diffondendosi su circa 6.300 ettari e costringendo l'evacuazione di più di 6.000 residenti. Al suo apice, l'incendio ha distrutto 70 case, di cui 41 completamente demolite.
Secondo la prefettura di Var, la risposta ha incluso 4.250 vigili del fuoco locali, 6.870 rinforzi da altre parti della Francia e 100 vigili del fuoco europei. La natura prolungata dell'incendio ha sollevato domande sulla preparazione e l'allocazione delle risorse, in particolare data la portata della distruzione e il numero di persone colpite. Il sindaco, che in precedenza ha ricoperto il ruolo di tenente colonnello nel dipartimento antincendio, affronta potenziali conseguenze legali ai sensi della legge francese, che vieta l'abuso di risorse pubbliche da parte dei funzionari.
SOS Corruzione 13 ha sottolineato nella sua denuncia che la legge criminalizza esplicitamente la deviazione o la rimozione di beni affidati a persone che detengono autorità pubbliche o incaricate di missioni di servizio pubblico. L'organizzazione ha sottolineato che tali azioni potrebbero costituire un reato grave, potenzialmente portando a accuse di abuso di potere o abuso di fondi pubblici. L'ammissione del sindaco di prendere in prestito le attrezzature, anche se non ordinato, solleva preoccupazioni sull'uso appropriato delle risorse di emergenza durante una crisi.
In Croazia, ad esempio, un altro incendio forzò l'evacuazione di più di 2.000 persone lungo la costa adriatica, provocando almeno un decesso e 40 feriti. Le autorità croate hanno descritto l'incendio come uno dei peggiori nella storia del paese, richiedendo sforzi 24 ore su 24, da parte dei vigili del fuoco per prevenire ulteriori diffusioni. Questi incidenti sottolineano la crescente sfida posta dal cambiamento climatico e dal degrado ambientale, che hanno contribuito a modelli meteorologici più gravi e imprevedibili favorevoli agli incendi su larga scala.
Mentre alcuni residenti hanno espresso frustrazione per la percezione della priorità degli interessi privati rispetto alla sicurezza pubblica, altri hanno difeso le intenzioni del sindaco, osservando che l'incendio aveva già raggiunto la sua proprietà.
Nel frattempo, le implicazioni più ampie del caso rimangono poco chiare, anche se ha senza dubbio aggiunto un altro livello di complessità alle discussioni in corso sulla gestione dei disastri e sulle responsabilità dei funzionari pubblici durante le emergenze.
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