Lo scandalo per lo scarico illegale di rifiuti a Lika si è trasformato in una grave crisi politica, con accuse di corruzione diffusa, devastazione ambientale e indignazione pubblica che minacciano la stabilità del governo guidato dal primo ministro Andrej Plenković.
La situazione, inizialmente respinta come un problema ecologico locale, è ora diventata una preoccupazione nazionale, con richieste di azione urgente, responsabilità legale e persino un potenziale collasso del governo. I rifiuti, che sono stati scaricati illegalmente per diversi anni, hanno causato una grave contaminazione del suolo e delle acque sotterranee, con sostanze chimiche tossiche come PFAS (perfluoroalchili), note come "sostanze chimiche per sempre", rilevate nelle fonti d'acqua sotterranee a valle del sito di scarico. Queste sostanze sono altamente persistenti e possono accumularsi nell'ambiente e nel corpo umano, comportando rischi per la salute a lungo termine.
L'entità del danno è stata confermata da recenti studi condotti dalla Facoltà di Geotecnica dell'Università di Zagabria, che hanno rivelato livelli allarmanti di metalli pesanti, tra cui rame, zinco, piombo e antimonio, che superano di gran lunga i limiti consentiti. Oltre 18.000 metri quadrati di terreno sono stati resi permanentemente inabitabili a causa di un degrado irreversibile. Lo scandalo ha attirato l'attenzione internazionale dopo che le operazioni di polizia guidate dall'Europol nel febbraio 2025 hanno scoperto 13 individui legati al commercio illegale di rifiuti, tra cui Josip e Monika Šincek, proprietari della società di riciclaggio Tipos Resurs.
Il loro coinvolgimento nello smaltimento illecito di rifiuti, compresi i rifiuti medici ed elettronici degli ospedali croati e importati dalla Slovenia e dall'Italia, ha sollevato gravi preoccupazioni per la criminalità organizzata e i fallimenti normativi. Il caso si è da allora esteso in un'indagine più ampia che coinvolge più luoghi in Croazia, tra cui Varaždin, Benkovac e Senj, suggerendo un modello sistemico di pratiche di gestione illegale dei rifiuti. In risposta alla crescente pressione pubblica, i partiti di opposizione, tra cui Most, SDP e Drita, hanno chiesto una sessione di emergenza del parlamento, mentre il presidente Zoran Milanović ha chiesto un'azione immediata.
Nel frattempo, il Ministero della protezione ambientale e della transizione verde, guidato dal ministro Marija Vučković, è criticato per la sua percezione di mancanza di sorveglianza e responsabilità. Mentre Vučković afferma che l'acqua potabile nella regione rimane sicura in base a test regolari, molti attivisti e cittadini sostengono che questo fa poco per affrontare le minacce ecologiche e sanitarie più profonde poste dalle acque sotterranee contaminate.
La situazione ha suscitato anche una condanna religiosa, con il vescovo Marko Medo della diocesi di Gospić-Senj che ha rilasciato una dichiarazione che sottolinea la responsabilità morale ed etica di tutte le istituzioni per proteggere la dignità umana e l'ambiente. Ha avvertito che l'inquinamento in corso minaccia sia le generazioni attuali che quelle future, sollecitando un'azione collettiva contro le forze responsabili del disastro ecologico. Gli analisti politici concordano sul fatto che lo scandalo potrebbe segnare un punto di svolta per il governo.
I leader dell'opposizione, compresi i rappresentanti del partito al governo, hanno criticato pubblicamente il lento ritmo degli sforzi di bonifica, con alcuni che chiedono le dimissioni dei funzionari implicati nella copertura. Il governo ha annunciato piani per iniziare a pulire il sito entro l'autunno del 2025, ma i critici sostengono che questo è troppo tardi e che il processo richiederà decenni per invertire completamente i danni. Nel frattempo, i residenti nelle aree vicine, come Poznanovec, continuano a soffrire degli effetti di simili scarichi illegali di rifiuti. Per oltre un decennio, hanno riportato cattivi odori, aumento dei tassi di cancro e presenza di rifiuti tossici nelle loro case.
Nonostante le ripetute denunce alle autorità locali, non è stato fatto nulla fino a poco tempo fa, quando la questione ha guadagnato maggiore attenzione in seguito allo scandalo Gospić.
Una cosa è certa: lo scandalo dei rifiuti a Lika è più di un semplice disastro ecologico, è una prova di governance, di etica e della capacità dello Stato di proteggere i suoi cittadini dalle conseguenze dell'avidità incontrollata delle imprese.
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