Una sfida legale di alto profilo è stata presentata davanti all'Alta Corte di Giustizia di Israele, chiedendo protezione urgente per sette comunità pastorali palestinesi nella valle del Giordano settentrionale. Queste comunità - al-Hama, al-Farisiyah, Ein al-Hilweh, Samra, al-Hadidiyah, Khirbet Humsa e Khallet Makhul - accusano le autorità israeliane di complicità nella loro persecuzione attraverso politiche che presumibilmente facilitano l'aggressione dei coloni e lo spostamento sistematico. La petizione è stata presentata da rappresentanti di queste comunità insieme all'Associazione per i diritti civili in Israele (ACRI), che sostiene che la situazione costituisce una forma di pulizia etnica.
L'Alta Corte ha ordinato a diverse istituzioni israeliane, tra cui le Forze di Difesa Israeliane (IDF), l'Amministrazione Civile all'interno del Ministero della Difesa e la polizia, di rispondere alla petizione entro il 6 agosto. La richiesta segue la crescente pressione sulle comunità negli ultimi anni, con i residenti che affermano che sia i coloni radicali che gli organi militari e amministrativi israeliani hanno creato condizioni che rendono la vita nell'area sempre più insostenibile. Secondo la petizione, i sette villaggi rappresentano le ultime comunità pastorali palestinesi rimanenti nell'Area C della Valle del Giordano, dove Israele detiene piena autorità civile e di sicurezza.
L'ACRI ha dettagliato nella sua presentazione che undici comunità di pastori nella Valle del Giordano settentrionale erano state spopolate tra il 2025 e il 2026. ha sottolineato che le sette comunità che attualmente presentano petizioni esistono da decenni e dovrebbero quindi essere salvaguardate dallo spostamento, nonostante la mancanza di zone formali o permessi di costruzione. L'organizzazione ha evidenziato la crescente minaccia per queste comunità, affermando che affrontano un rischio imminente di essere sradicati a causa di continue molestie e pressioni sanzionate dallo stato.
Reut Shaer, una delle persone che ha presentato la petizione, ha descritto la situazione nella Valle del Giordano settentrionale come parte di una politica deliberata e coordinata volta a sradicare la presenza palestinese nella regione. Ha accusato le autorità israeliane di facilitare questo processo attraverso azioni che consentono l'espansione di avamposti di coloni illegali e l'orchestrazione di tattiche violente contro le popolazioni locali. B'Tselem, un gruppo israeliano per i diritti umani, ha riferito che circa 4.200 palestinesi di 62 comunità nelle aree C e B della Cisgiordania sono stati sfollati forzatamente dallo scoppio del conflitto a seguito degli attacchi di Hamas il 7 ottobre 2023.
L'ACRI ha osservato che questi avamposti contribuiscono in modo significativo alla pressione sulle comunità palestinesi, anche se non hanno tenuto conto degli accampamenti informali eretti specificamente per colpire determinate case, che vengono in genere smantellati una volta raggiunto lo spostamento previsto.
Rapporti recenti indicano che l'attuale governo israeliano ha intensificato il sostegno finanziario e logistico per questi insediamenti illegali. Ciò include finanziamenti per attrezzature di sicurezza, sussidi per il lavoro volontario e assistenza nell'acquisizione di bestiame. Inoltre, sono emerse accuse che suggeriscono che l'IDF collabora con le autorità locali dei coloni per stabilire questi avamposti non autorizzati. Un alto ufficiale del Comando Centrale dell'IDF ha riferito di aver confermato queste affermazioni, aggiungendo peso alle accuse.
Figure politiche come il ministro delle finanze Bezalel Smotrich hanno pubblicamente approvato la creazione di avamposti illegali come mezzo per affermare il controllo sui territori della Cisgiordania a spese dei residenti palestinesi.
Il rapporto evidenzia l'incapacità delle istituzioni israeliane di affrontare gli incidenti di violenza estremista e la mancanza di misure efficaci per proteggere le popolazioni vulnerabili.
★
Manteniamo le notizie oneste.
ObjectiveNews è finanziato dai lettori e senza pubblicità: ti mostriamo il bias invece di nasconderlo. Sostieni il giornalismo indipendente per 5 €/mese.
Diventa sostenitore