I vulcani nascosti sulla Luna suggeriscono una storia più dinamica e geologicamente attiva di quanto si pensasse in precedenza, secondo le nuove scoperte pubblicate su Geophysical Research Letters.
I vulcani scudo, tipicamente associati a flussi di lava fluida, sono rari sulla Luna a causa delle sue piccole dimensioni e della mancanza di tettonica a placche. La loro presenza indica periodi di intensa attività vulcanica, probabilmente legata a antichi pennacchi del mantello o ad intrusioni magmatiche profondamente radicate. Il vulcano Prinz-Harbinger, in particolare, è parzialmente oscurato da crateri da impatto più piccoli e caratteristiche del terreno irregolari, rendendolo difficile da rilevare senza immagini ad alta risoluzione. I ricercatori hanno utilizzato tecniche avanzate di elaborazione delle immagini per analizzare i dati topografici raccolti nel corso di diversi anni dall'orbitare di ricognizione lunare.
Combinando le misurazioni dell'altitudine con l'analisi spettrale, sono stati in grado di distinguere i sottili rigonfiamenti dei vulcani scudo dalle caratteristiche circostanti. Lo studio suggerisce che queste strutture si sono formate miliardi di anni fa, durante la prima storia della Luna quando era ancora geologicamente attiva. La scoperta aggiunge alla crescente evidenza che la superficie della Luna è stata modellata da forze geologiche complesse e varie. Studi precedenti avevano identificato caratteristiche vulcaniche più piccole, come rilievi sinuosi e cupole, ma i vulcani scudo di questa scala erano inaspettati. Gli scienziati ritengono che l'interno della Luna possa aver trattenuto il calore più a lungo di quanto si supponeva in precedenza, consentendo un'attività vulcanica sostenuta.
Il team di ricerca comprendeva scienziati planetari di molteplici istituzioni, tra cui l'Istituto lunare e planetario e l'Università dell'Arizona. L'autore principale Liang Qiao ha sottolineato che i risultati potrebbero ridefinire la comprensione della geologia lunare. "Questi vulcani indicano che l'interno della Luna era più attivo ed eterogeneo di quanto pensassimo", ha dichiarato Qiao in un comunicato stampa che accompagna lo studio.
Comprendere come si formano i vulcani scudo su mondi senza aria può aiutare gli scienziati a interpretare meglio i dati delle future missioni che esplorano questi pianeti. Alcuni ricercatori rimangono cauti sulle conclusioni tratte dallo studio. Mentre i dati di imaging sono robusti, alcuni esperti sostengono che ulteriori osservazioni a terra o missioni di ritorno di campioni sarebbero necessarie per confermare la natura di queste strutture. Altri sottolineano che la crosta sottile della Luna e la bassa gravità rendono il vulcanismo scudo meno probabile rispetto alla Terra, anche se non impossibile.
L'agenzia prevede di incorporare i nuovi dati nella pianificazione delle prossime missioni, potenzialmente guidando gli sbarchi futuri volti a raccogliere campioni da aree con storie geologiche complesse. I risultati potrebbero influenzare la selezione dei siti di atterraggio sia per le missioni robotiche che per quelle con equipaggio, in particolare quelle focalizzate sulla comprensione del passato vulcanico della Luna. Lo studio appare nell'ultima edizione di Geophysical Research Letters, una rivista peer-reviewed pubblicata dall'American Geophysical Union.
Man mano che la tecnologia migliora e sono disponibili più dati, la storia della Luna continua ad evolversi, rivelando strati di complessità che una volta si pensava fossero sepolti sotto la sua familiare superficie grigia.
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