In un'epoca caratterizzata da costante accelerazione e sovraccarico digitale, il dottor Víctor Navarro Remesal, professore al Tecnocampus dell'Università Pompeu Fabra e presidente di DIGRA Spagna, sta promuovendo un movimento noto come slow gaming. Il suo recente libro, Zen & Slow Games, pubblicato da MIT Press, sostiene che questi videogiochi riflessivi e non affrettati offrono un necessario contrappeso al ritmo implacabile della vita moderna.
Navarro, nato a Guadalajara nel 1983, ha trascorso più di un decennio a studiare il potenziale dei videogiochi per fornire una tregua dalla "costante ed estenuante accelerazione" dell'esistenza contemporanea. Il suo viaggio è iniziato in infanzia, quando ha giocato sulle prime console come lo Spectrum ZX e un Nintendo pirata, immergendosi in classici come Castlevania. A differenza di molti dei suoi coetanei, i cui genitori scoraggiavano tali attività, Navarro ha trovato il sostegno della sua famiglia, che lo ha incoraggiato a seguire la sua passione. Questo primo sostegno ha contribuito a plasmare il suo percorso accademico e ha approfondito il suo impegno ad esplorare il significato culturale dei videogiochi.
Il concetto di slow gaming è emerso intorno al 2015, quando Navarro ha notato una tendenza crescente nei giochi con una modalità Zen, un'alternativa rilassata e a bassa pressione al gameplay tradizionale. Queste modalità hanno rimosso i vincoli di tempo e le pressioni di punteggio, offrendo ai giocatori un'esperienza più meditativa. Da lì, un movimento più ampio ha preso forma, con gli sviluppatori che creano giochi esplicitamente etichettati come slow game. Questi titoli spesso enfatizzano l'esplorazione, la narrazione e l'immersione estetica rispetto alla competizione o al successo.
La ricerca di Navarro rivela che il slow gaming non è un fenomeno nuovo ma radicato nella storia dei videogiochi stessi. Egli ne traccia le origini negli anni '70, identificando elementi stilistici, meccanici ed estetici che sono persistenti da decenni. Questi giochi sfidano le nozioni convenzionali di velocità ed efficienza, abbracciando invece la lentezza come una scelta di design deliberata. Invitano i giocatori a interagire con i mondi virtuali al proprio ritmo, promuovendo la riflessione piuttosto che l'urgenza. Secondo Navarro, il slow gaming affronta un bisogno umano fondamentale, il tempo per pensare, sentire e semplicemente essere presenti.
In contrasto con la diffusa paura di perdere qualcosa (FOMO) che domina la cultura moderna, questi giochi incoraggiano i giocatori a disconnettersi dalla frenesia e riconnettersi con esperienze significative. "Ci ricordano che il tempo libero non riguarda solo la produttività", spiega. "L'ascesa dei giochi lenti coincide con una crescente consapevolezza delle sfide per la salute mentale legate all'eccessiva stimolazione digitale.
Navarro sottolinea che questo cambiamento riflette un più ampio desiderio culturale di equilibrio, in particolare tra gli adulti che lottano per trovare tempo per gli interessi personali tra responsabilità professionali e familiari. Nonostante la sua crescente popolarità, il gioco lento affronta lo scetticismo dei critici che sostengono che manca dell'eccitazione e della riproducibilità dei titoli mainstream. Tuttavia, Navarro sostiene che il valore di questi giochi non sta nel loro quoziente di intrattenimento ma nella loro capacità di promuovere la consapevolezza e la profondità emotiva. Li vede come parte di un movimento più ampio verso una vita intenzionale, che valorizza la presenza rispetto alla performance.
Mentre l'industria dei videogiochi continua ad evolversi, il slow gaming offre una visione avvincente di ciò che può essere il gioco, uno spazio per la riflessione, la creatività e la connessione.
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