Il Marocco ha annunciato la sua disponibilità a cooperare con la Spagna e altri partner europei nell'identificazione e nel rimpatrio dei minori non accompagnati bloccati nell'enclave spagnola di Ceuta, secondo i media statali.
Molti dei minori sono di età inferiore ai 14 anni e stanno affrontando gravi difficoltà, tra cui l'accesso limitato a cibo, acqua, riparo e servizi igienico-sanitari. Le condizioni per i minori non accompagnati a Ceuta sono peggiorate, con le organizzazioni di aiuto che lanciano allarmi per l'aumento dei rischi di abusi, violenza e sfruttamento. Jose Miguel Morales, capo di Federacion Sur Acoge, un'organizzazione per i diritti dei migranti con sede nel sud della Spagna, ha riferito che alcuni bambini sono già stati sottoposti a aggressioni fisiche.
Secondo una fonte diplomatica citata dall'agenzia di stampa MAP del Marocco, Rabat è impegnata a lavorare con l'Unione europea per individuare e rimpatriare i bambini, sottolineando che questo sforzo deve superare le barriere legislative e amministrative imposte dai paesi partner. Il governo marocchino ha anche riconosciuto l'aumento del numero di morti, che è salito ad almeno 80, con alcune notizie che suggeriscono che potrebbe superare i 100.
Nella città costiera di Fnideq, vicino al confine marocchino, il personale militare continua ad assistere nell'evacuazione dei migranti in ritorno, compresi i minori. I soldati sono stati visti raccogliere piccoli gruppi di bambini che avevano precedentemente tentato di entrare a Ceuta, guidandoli verso gli autobus per il trasporto di ritorno in Marocco. Nonostante gli sforzi, le tensioni persistono, con alcuni critici che accusano le autorità spagnole di non aver risposto adeguatamente alla situazione. Nel frattempo, i funzionari locali di Fnideq hanno espresso frustrazione per la continua presenza di migranti non autorizzati, anche se riconoscono le sfide poste dalla crisi.
L'Associazione marocchina per i diritti umani (AMDH) ha espresso preoccupazione per il numero di morti, riferendo che almeno 141 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere Ceuta. Questa cifra supera le stime precedenti fornite dalle autorità marocchine e spagnole.
Il gruppo ha anche criticato la dipendenza dell'Unione europea da attori esterni per la gestione delle frontiere, affermando che tali politiche non hanno risolto le cause alla base della migrazione. Man mano che la situazione continua a svilupparsi, le richieste di maggiore trasparenza e responsabilità aumentano. AMDH ha ribadito la sua richiesta di un'indagine indipendente sulle morti e ha esortato l'UE ad espandere canali di migrazione legali e dignitosi. L'organizzazione ha anche sottolineato la necessità di protezioni rafforzate per i minori non accompagnati rimasti a Ceuta, dove i numeri ufficiali indicano che oltre 1.000 bambini sono ancora presenti.
La crisi non mostra segni di attenuazione e l'attenzione rimane focalizzata sull'assicurare la sicurezza e il benessere delle persone colpite mentre si affrontano le complesse sfide politiche e logistiche legate al flusso migratorio.
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