La Colombia ha ufficialmente riconosciuto la sovranità di Israele sulle alture del Golan, una mossa che ha suscitato forti critiche da parte di diversi paesi del Medio Oriente, tra cui Egitto, Siria, Qatar, Turchia e Arabia Saudita. La decisione è stata annunciata dal Ministero degli Affari Esteri lunedì, dopo l'inaugurazione del presidente Abelardo De La Espriella a Cali. Secondo il ministero, il riconoscimento si basa sulla convinzione che il controllo di Israele sul territorio costituisca una componente essenziale della sua difesa nazionale e della capacità di proteggere i suoi cittadini.
Le alture del Golan, una regione contesa dalla guerra dei sei giorni del 1967, sono sotto occupazione israeliana dal 1974, nonostante siano considerate territorio siriano dalle Nazioni Unite e da molte altre nazioni. L'annuncio è arrivato poco dopo la cerimonia di giuramento del presidente, durante la quale il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha partecipato ed ha espresso gratitudine per la posizione della Colombia. In un tweet, Saar si è riferito a De La Espriella come al suo "buon amico" e ha elogiato il riconoscimento come una riaffermazione dei legami storici.
Nel frattempo, il vicepresidente colombiano José Manuel Restrepo ha confermato i piani per una visita di stato in Israele a ottobre, citando l'importanza di confini sicuri per la patria del popolo ebraico. La visita fa parte di sforzi più ampi per rafforzare la cooperazione bilaterale, con entrambe le parti che concordano di istituire una commissione economica binazionale. In risposta alla decisione della Colombia, diversi stati di maggioranza araba e musulmana hanno emesso condanne formali. La Siria ha dichiarato che le alture del Golan sono una parte inseparabile del suo territorio e ha definito il riconoscimento una "flagrante violazione" della Carta delle Nazioni Unite e delle risoluzioni internazionali.
Ha sottolineato che le Nazioni Unite, attraverso il segretario generale Antonio Guterres, hanno costantemente affermato le alture del Golan come territorio siriano. L'Arabia Saudita ha condannato allo stesso modo la mossa, affermando che viola il diritto internazionale e mina gli sforzi di pace nella regione. Il Qatar ha fatto eco a questi sentimenti, descrivendo le alture del Golan come un "territorio arabo occupato" e avvertendo che qualsiasi riconoscimento unilaterale della sovranità israeliana ostacolerebbe la stabilità regionale. Anche la Turchia si è fortemente opposta alla decisione, definendola una grave violazione del diritto internazionale. Il suo ministero degli Esteri ha affermato che tali azioni non hanno validità legale e contribuiscono alla normalizzazione dell'occupazione illegale.
Il paese ha a lungo mantenuto stretti legami diplomatici con la Colombia, tra cui un accordo di libero scambio firmato nel 2015 e visite di alto livello tra leader come l'ex presidente Ivan Duque e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Nonostante ciò, il rifiuto della Turchia della posizione della Colombia sottolinea le crescenti tensioni geopolitiche che circondano la questione. Anche l'Egitto, un altro attore chiave nella regione, ha condannato il riconoscimento, evidenziando la sua presenza militare nella penisola del Sinai come parte degli accordi di Camp David del 1979.
Mentre l'Egitto si è storicamente allineato con la Colombia su alcune questioni, la recente decisione ha teso le relazioni, in particolare dati gli interessi strategici condivisi nel mantenere la sicurezza regionale.
Per Israele, il controllo delle alture del Golan funge da cuscinetto contro l'influenza iraniana in Siria, dove le forze israeliane hanno intensificato gli attacchi contro obiettivi iraniani dal 2017. La decisione segna un cambiamento nella politica estera della Colombia, che riflette un approccio più assertivo verso l'allineamento con le posizioni occidentali e israeliane sulle dispute territoriali.
A mano a mano che la situazione si sviluppa, la comunità internazionale continuerà a monitorare le implicazioni della decisione della Colombia, soprattutto alla luce dei conflitti e dei negoziati in corso che coinvolgono la Siria, Israele e gli stati vicini.
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