Secondo un nuovo studio condotto in Spagna, i residui chimici che si trovano comunemente negli alimenti di uso quotidiano possono essere collegati all'insorgenza precoce della pubertà nelle ragazze. I ricercatori hanno scoperto che livelli più elevati di un composto correlato ai pesticidi noto come etileno tiurea (ETU) erano associati a una maggiore probabilità che le ragazze avessero il loro primo periodo mestruale, noto come menarche, in età precoce.
Lo studio ha analizzato campioni di urina raccolti dalle ragazze quando avevano tra 7 e 10 anni, misurando i metaboliti di vari pesticidi moderni. Questi includevano sia insetticidi che fungicidi, alcuni dei quali sono classificati come sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino, sostanze in grado di interferire con i sistemi ormonali del corpo. I ricercatori hanno poi seguito i partecipanti nell'adolescenza per osservare il momento della loro menarca.
L'ETU è un prodotto di degradazione dei fungicidi etilen-bis-diitiocarbamato, come il mancozeb, che sono spesso applicati a colture come uva, pomodori, patate, mele e agrumi. Le ragazze le cui urine contenevano livelli più elevati di ETU avevano il 32-39% di probabilità in più di iniziare le mestruazioni prima rispetto a quelle con livelli non rilevabili del composto. Al contrario, lo studio ha notato una relazione inversa con un altro metabolita del pesticida, TCPy, che è collegato all'insetticida clorpirifos. Le ragazze con livelli rilevabili di TCPy tendevano a raggiungere la menarca più tardi rispetto a quelle senza quantità misurabili della sostanza.
Tuttavia, i ricercatori hanno sottolineato che la ragione di questa scoperta rimane poco chiara e richiede ulteriori indagini. L'età media al menarca osservata nello studio era di poco più di 12 anni, sebbene i casi individuali variassero da 9 a 15 anni. La pubertà precoce è diventata sempre più un problema di salute pubblica, con la menarca che si verifica a età più giovani a livello globale nel secolo scorso. Questo cambiamento ha sollevato allarmi a causa delle sue potenziali associazioni con maggiori rischi di disturbi metabolici, problemi cardiovascolari, problemi di salute mentale e alcuni tumori sensibili agli ormoni più avanti nella vita.
Nonostante le correlazioni osservate, i ricercatori avvertono che i loro risultati non confermano un legame causale diretto tra l'esposizione ai pesticidi e la pubertà precoce. Riconoscono che mentre ci sono meccanismi biologici plausibili, come gli effetti sugli ormoni tiroidei e sulle vie di segnalazione riproduttiva, il progetto dello studio è osservazionale e non può stabilire la causalità. Un limite dello studio è che l'esposizione ai pesticidi è stata valutata utilizzando un singolo campione di urina prelevato durante l'infanzia. Poiché queste sostanze chimiche vengono escrete relativamente rapidamente dall'organismo, una singola misurazione potrebbe non rappresentare accuratamente l'esposizione a lungo termine.
Tuttavia, i ricercatori sostengono che lo studio offre una delle prime prove prospettive che collegano l'esposizione a pesticidi moderni non persistenti con il momento della pubertà nelle ragazze. L'autrice principale dello studio, la dottoressa Cristina Freire, ha dichiarato che i risultati evidenziano la necessità di ulteriori ricerche per replicare i risultati ed esplorare come le combinazioni di esposizioni ai pesticidi potrebbero influenzare lo sviluppo infantile.
I pesticidi continuano ad essere oggetto di dibattito in ambito agricolo e normativo, in particolare per quanto riguarda il loro impatto sulla salute umana. Mentre il cibo rimane la principale fonte di esposizione per la popolazione generale, i moderni pesticidi sono utilizzati anche in altri contesti non agricoli. Lo studio sottolinea l'importanza di monitorare i residui di pesticidi nelle forniture alimentari e valutare le loro implicazioni più ampie per la salute pubblica. Ulteriori ricerche dovrebbero basarsi su questi risultati, portando potenzialmente a linee guida più complete sull'uso dei pesticidi e sui limiti di esposizione.
Gli scienziati si concentreranno probabilmente sull'identificazione di specifici composti e combinazioni che rappresentano il rischio maggiore, nonché sull'esplorazione di modi per ridurre l'esposizione attraverso scelte dietetiche e interventi politici.
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