Un tribunale siriano ha condannato a morte in sua assenza l'ex presidente Bashar al-Assad, accusandolo di crimini di guerra e crimini contro l'umanità. La sentenza segna il primo giudizio legale contro Assad, che è fuggito in Russia dopo essere stato spodestato nel dicembre 2024.
Il processo si è svolto davanti alla Quarta Corte Penale di Damasco, che è stata istituita specificamente per trattare i casi relativi alla guerra civile di 14 anni sotto il governo di Assad. Questa è la prima volta che tali processi si svolgono all'interno del paese piuttosto che all'estero, dove precedentemente si erano svolti procedimenti simili in paesi come Germania e Francia.
Le accuse contro Assad includono omicidio deliberato, tortura, arresto arbitrario e crimini contro l'umanità. Anche suo fratello Mahir al-Assad è stato condannato a morte in contumacia per omicidio premeditato e tortura che ha portato alla morte. Entrambi gli uomini vivono attualmente in esilio a Mosca, dove la Russia ha rifiutato di estradarli. Nonostante la condanna formale, sembra che ci siano poche possibilità che la pena di morte venga mai eseguita, dato il loro attuale status al di fuori della Siria. Il verdetto è stato annunciato in diretta dalla televisione statale siriana e la folla si è riunita fuori dal tribunale di Damasco.
Il processo contro Assad e la sua cerchia più vicina è stato aperto nell'aprile di quest'anno, come parte di un più ampio sforzo da parte della nuova leadership della Siria per ritenere responsabili i responsabili della violenza e della repressione sotto il suo regime. La guerra civile, che è durata dal 2011 fino all'eliminazione di Assad alla fine del 2024, ha provocato più di mezzo milione di morti. Il conflitto ha anche devastato le infrastrutture del paese e ha provocato spostamenti di massa, con milioni di persone in fuga nei paesi vicini come il Libano e in Europa.
La guerra è stata caratterizzata da ampi abusi dei diritti umani, tra cui uccisioni di massa sistematiche, torture e detenzioni arbitrarie. Molti di questi atti sono stati attribuiti al governo di Assad, anche se i critici sostengono che altri gruppi armati, tra cui fazioni jihadiste e milizie ribelli, hanno anche commesso gravi violazioni che rimangono non affrontate in questi processi.
Molti giudici e procuratori hanno una limitata esperienza nella gestione di crimini internazionali complessi, sollevando preoccupazioni sull'equità e la legittimità dei procedimenti. I critici suggeriscono che i processi possono servire più come un gesto simbolico per placare il pubblico interno o i partner internazionali piuttosto che per fornire una giustizia genuina.
Il presidente ad interim della Siria, Ahmed al-Sharaa, che guida il governo di transizione, ha sottolineato la necessità di affrontare i reclami del passato e costruire un sistema legale funzionante. Tuttavia, l'efficacia di questi processi nel raggiungere una pace e una riconciliazione durature rimane incerta. Mentre il processo continua, l'attenzione probabilmente rimarrà sulla possibilità che la nuova amministrazione possa stabilire istituzioni credibili in grado di offrire vera giustizia alle vittime del conflitto.
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