Le antiche principesse egiziane potrebbero essere state addestrate come abili arcieri, secondo un nuovo e controverso studio pubblicato su Frontiers in Environmental Archaeology nel luglio 2026. I ricercatori hanno analizzato sei mummie del complesso funerario di Dahshur, risalente a quasi 4.000 anni fa al Regno di Medio Egitto. Queste mummie, tra cui quattro ritenute figlie del faraone Amenemhat II, sono state riscoperte nel 2020 dopo essere state perse per decenni. I risultati suggeriscono che i membri della famiglia reale, in particolare le donne, erano attivamente impegnati in compiti fisicamente impegnativi come il tiro con l'arco e la caccia.
Zeinab Hashesh, autrice principale dello studio, ha affermato che l'analisi delle strutture ossee delle mummie ha rivelato attaccamenti muscolari pronunciati che indicano attività ripetitive e ad alta intensità. Ha sostenuto che questa prova supporta l'idea che le principesse non siano state semplicemente sepolte con armi ma siano state probabilmente addestrate a usarle durante la loro vita. Questo sfida le supposizioni tradizionali secondo cui tali abilità erano riservate agli uomini. Tra le mummie studiate c'erano la principessa Ita, la principessa Khenmet, la principessa Itaweret e una donna senza nome provvisoriamente identificata come la principessa Sathathormeryt. Tutte sono state sepolte con archi, frecce e altre armi.
Secondo il dottor Hashesh, la condizione fisica delle mummie fornisce ulteriori informazioni sui loro possibili ruoli. La principessa Ita, stimata tra i 28 e i 34 anni al momento della morte, mostrava forti attacchi muscolari della parte superiore del corpo, suggerendo l'uso regolare di armi come mazze o pugnali. La principessa Khenmet, alla fine dei 30 o all'inizio dei 40 anni, mostrava segni di assottigliamento delle ossa ma aveva attacchi legamenti robusti. La principessa Itaweret, di età compresa tra i 20 e i 34 anni, ha subito lesioni come rotture di costole e fratture ai piedi, ma il suo scheletro indicava che era un'abile arciera.
Nonostante le affermazioni dello studio, diversi esperti hanno sollevato dubbi sulle sue conclusioni. I bioarcheologi non coinvolti nella ricerca hanno sottolineato che i cambiamenti scheletrici da soli non possono indicare in modo affidabile attività specifiche. Fattori come l'età, le dimensioni del corpo, la genetica e altri movimenti ripetitivi possono produrre risultati simili. Sonia Zakrzewski, un bioarcheologo dell'Università di Southampton, ha espresso scetticismo per quanto riguarda l'affidabilità delle identificazioni delle mummie, notando che si basano su etichette del XIX secolo. Zakrzewski ha sottolineato che mentre i siti di attaccamento sulle ossa sono pronunciati, non vi è alcuna prova definitiva che siano stati causati dall'arco.
Ha affermato che i cambiamenti scheletrici potrebbero semplicemente riflettere l'uso ripetuto dei muscoli piuttosto che un'attività specifica che coinvolge armi. Inoltre, ha evidenziato la mancanza di gruppi di controllo dello stesso periodo di tempo, rendendo difficile determinare se le caratteristiche osservate fossero uniche a questi individui o comuni tra gli egiziani contemporanei.
Tuttavia, lo studio ha trovato segni simili su entrambi i lati delle mummie, il che indebolisce l'argomentazione che praticassero il tiro con l'arco. Haddow ha anche menzionato che l'età degli individui potrebbe influenzare i siti di attaccamento muscolare, in quanto questi sono influenzati dall'invecchiamento, dalle dimensioni del corpo e dai fattori genetici. Il dibattito sul ruolo delle antiche principesse egiziane continua a svilupparsi, con l'ultimo studio che offre prove convincenti ma contestate. Man mano che emergeranno ulteriori ricerche, la vera natura delle vite e delle capacità di queste donne reali diventerà più chiara. Fino ad allora, la questione se fossero effettivamente arciere addestrate rimane aperta all'interpretazione.
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