Una giuria di 17 giudici della Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha statuito il 25 agosto 2026, in Kavala v. Türkiye (n. 2), trovando molteplici violazioni della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU) relative al perseguimento e alla detenzione in corso di Osman Kavala, un attivista turco per i diritti umani. La decisione della Grande Camera segna il culmine di una lunga battaglia legale che coinvolge tre procedimenti distinti dinanzi alla corte, ognuno dei quali affronta aspetti diversi del trattamento di Kavala da parte delle autorità turche. Il caso si concentra sui procedimenti penali contro Kavala, arrestato nel 2016 a seguito del fallito tentativo di colpo di stato e legato alle proteste del Parco Gezi del 2013.
Nel 2019, la Corte europea per i diritti umani ha stabilito che la sua detenzione iniziale non aveva fondamenti sufficienti, violando gli articoli 5 e 18 della CEDU. Tale sentenza, che ha rilevato che la Turchia non aveva rispettato i diritti di Kavala, è diventata definitiva nel maggio 2020. Nonostante ciò, Kavala è rimasto in custodia, spingendo ulteriori azioni del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa. Nel febbraio 2022, il comitato ha avviato una procedura di infrazione, sostenendo che la Turchia non aveva rispettato la sentenza del 2019. L'11 luglio 2022, la Grande Camera ha confermato il mancato rispetto da parte della Turchia dei suoi obblighi ai sensi dell'articolo 46 della Convenzione, osservando che le accuse successive contro Kavala erano basate su prove precedentemente esaminate piuttosto che su fatti nuovi.
Questa ultima sentenza, emessa nell'agosto 2026, rappresenta un esame diretto della legalità della continua detenzione di Kavala, della sua condanna nel processo di Gezi Park e dell'imposizione di una condanna a vita aggravata. A differenza delle sentenze precedenti, che si sono concentrate principalmente sul rispetto delle decisioni precedenti, la Grande Camera ha valutato l'equità dell'intero processo penale. Con un voto di 15 a 2, la corte ha riscontrato violazioni di diversi articoli chiave della CEDU, tra cui l'articolo 10 (libertà di espressione), l'articolo 11 (libertà di riunione pacifica), l'articolo 6 § 1 (diritto a un processo equo), l'articolo 5 § 1 (diritto alla libertà e alla sicurezza) e l'articolo 3 (proibizione del trattamento inumano).
Il tribunale ha sottolineato che la condanna a vita aggravata imposta a Kavala non offriva alcuna possibilità di rilascio condizionale o di revisione, rendendola effettivamente una forma di detenzione a tempo indeterminato. La sentenza ha dichiarato la condanna di Kavala "nulla e non valida" ai sensi della Convenzione e ha ordinato alla Turchia di assicurare la sua immediata liberazione. La corte ha anche ordinato di eliminare tutte le conseguenze della sua condanna, richiedendo sia misure individuali che generali per garantire che tali violazioni non si ripetano. Queste misure includono riforme del sistema giudiziario e cambiamenti legislativi volti a prevenire futuri abusi del giusto processo.
Il caso è stato caratterizzato da ripetute sfide legali, che riflettono profonde divisioni su come la Turchia gestisce il dissenso politico e i difensori dei diritti umani. Mentre la Corte Europea dei Diritti Umani ha costantemente riscontrato violazioni dei diritti di Kavala, i funzionari turchi hanno sostenuto che le accuse contro di lui sono legittime e necessarie per la sicurezza nazionale. Il governo ha sostenuto che l'attivismo di Kavala rappresentava una minaccia per l'ordine pubblico durante i periodi di disordini, anche se i critici sostengono che queste affermazioni non hanno un sostegno probatorio. Gli osservatori internazionali hanno espresso preoccupazione per le implicazioni della sentenza, in particolare per quanto riguarda il più ampio contesto dei diritti umani in Turchia.
Le conclusioni della Corte evidenziano problemi sistemici nel sistema giudiziario del paese, tra cui l'uso di leggi penali vaghe per reprimere le critiche e la mancanza di garanzie procedurali per le persone accusate di reati di motivazione politica. L'enfasi della corte sulla necessità di riforme sottolinea l'urgenza di affrontare queste preoccupazioni. In futuro, l'attuazione degli ordini della Corte europea dipenderà dalla volontà della Turchia di rispettare la sentenza. La corte non ha dato indicazioni di ulteriori interventi a meno che la Turchia non agisca. Nel frattempo, il team legale di Kavala continua a sostenere la sua liberazione, mentre le organizzazioni per i diritti umani monitorano attentamente la situazione.
L'esito di questo caso potrebbe costituire un precedente importante per il trattamento dei prigionieri politici e la tutela dei diritti fondamentali in Turchia.
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