Secondo i media, l'UE sta elaborando una serie di misure punitive, tra cui l'etichettatura delle merci israeliane, la limitazione degli scambi accademici e la sospensione di alcuni legami diplomatici, se il governo israeliano dovesse andare avanti con il controverso progetto. Il governo israeliano ha annunciato una gara per la costruzione di sette complessi residenziali, per un totale di 1.234 unità abitative, in E1 il 19 agosto.
Questa zona, situata ad est di Gerusalemme, è stata un punto focale per l'espansione degli insediamenti, con sostenitori che sostengono che lo sviluppo rafforzerebbe il controllo strategico di Israele sulla regione e ostacolerebbe la creazione di uno stato palestinese contiguo.
L'area E1 si trova tra Gerusalemme Est e l'insediamento israeliano di Maale Adumim, e il suo sviluppo è visto dai critici come un mezzo per frammentare la Cisgiordania e isolare Gerusalemme Est dalle vicine comunità palestinesi.
Nel frattempo, il governo britannico ha indicato che presto svelerà misure aggiuntive contro le persone coinvolte in attività di insediamento illegale, segnalando una strategia più ampia contro ciò che descrive come espansione illegale.
In una dichiarazione congiunta, questi ministri degli esteri hanno denunciato le politiche di insediamento in corso di Israele, sottolineando che violano il diritto internazionale e mettono in pericolo le prospettive di una risoluzione pacifica. Hanno specificamente evidenziato il progetto E1 come una pericolosa escalation che mina l'unità geografica dei territori palestinesi occupati e mette a repentaglio la possibilità di istituire uno stato palestinese indipendente e contiguo basato sui confini del 1967. I ministri hanno chiesto un'azione immediata per fermare il piano di insediamento E1, esortando il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e altri organismi internazionali a far rispettare le misure legali contro i responsabili dell'attività di insediamento illegale.
Hanno anche chiesto la fine del sostegno finanziario e politico a tali progetti, sottolineando che la mancata azione rischia di destabilizzare ulteriormente la regione e di erodere la fiducia nella diplomazia internazionale. La Commissione europea si è allineata a questa preoccupazione globale, unendosi a 14 paesi nel rilasciare una dichiarazione congiunta che esorta Israele ad annullare le gare d'appalto per la costruzione. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito la decisione del governo israeliano come "inaccettabile", affermando che il progetto avrebbe tagliato la Cisgiordania e interrotto la continuità territoriale essenziale per una soluzione a due stati.
Ha ribadito l'impegno dell'UE a raggiungere una pace giusta e duratura attraverso il quadro dei due stati. La dichiarazione ha guadagnato slancio quando più di 20 paesi, tra cui Australia, Nuova Zelanda, Svezia e Grecia, si sono uniti alla chiamata. Le imprese sono invitate a evitare di partecipare alle offerte di costruzione a causa di potenziali ripercussioni legali e reputazionali. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha costantemente affermato che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali, con la risoluzione 2334 che dichiara che tali insediamenti non hanno alcuna validità legale ai sensi del diritto internazionale.
Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha appoggiato la reazione internazionale, esortando l'UE e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a intraprendere un'azione decisiva contro il progetto E1 e l'ulteriore espansione degli insediamenti.
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