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ItalyCulture5/13/2024

Marco Balich: I was the DJ at De Michelis' parties. In Turin I kept Peter Gabriel and Yoko Ono away

The article profiles Marco Balich, a renowned event organizer who has managed numerous international sporting events and concerts. It highlights his background, including his childhood in Venice, his career managing high-profile events, and his personal life as a father of four. The piece also touches on his views about growing up in Venice and his experiences organizing events such as those for Pink Floyd and U2.

di Elvira Serra

Il gran cerimoniere delle Olimpiadi: «Io sindaco di Venezia? Non chiudo la porta». La curiosità: «Per un matrimonio indiano a Borgo Egnazia mi diedero 18 milioni»

Impossibile incasellare Marco Balich , gran cerimoniere di 16 Olimpiadi e Paralimpiadi, 13 Giochi Regionali dai Panamericani agli Asiatici, i Mondiali di calcio del Qatar .Â

Per non dire di quando organizzava i tour di Pink Floyd, U2 e Rolling Stones e creava i videoclip per Jovanotti e Laura Pausini . Papà separato di quattro figli dai 19 ai 22 anni (Pilar, i gemelli Zeno e Anita e la primogenita Lola), lui si definisce così: «Una volta esistevano i patron, gli impresari alla David Zard. A me piace mettere in opera cose molto complesse che hanno un grande impatto emotivo sia su milioni di persone che su centinaia, dal Bicentenario del Messico alla settimana della moda di Dolce&Gabbana».

Che bambino è stato? «Fortunato. Se nasci a Venezia sei circondato dal bello; il ricco vive vicino al povero e non esistono autisti che ti portano a scuola; tra Biennale d’arte e Mostra del Cinema, Festa del Redentore e Carnevale, vivi costantemente in un presepe culturale. Anche il più semplice ti sa dare un’opinione più evoluta di un qualsiasi ricco di San Francisco».

A cosa giocava, da piccolo? «Al pallone con i miei amichetti del campo, o a basket, e ho fatto anche la scherma. A 17 anni sono andato a studiare un anno a Chicago. Ho finito il liceo Marco Polo per il rotto della cuffia, preferivo fare il dj alle feste di De Michelis».

I suoi genitori? «Mio padre avvocato da due generazioni, senza tante ambizioni. Mia madre professoressa di inglese a Ca’ Foscari, bocciava tutti». Arrigo Cipriani ha detto ad Aldo Cazzullo che la vorrebbe sindaco di Venezia. «Amo la mia città, dovrebbe essere il centro mondiale dell’arte. Farei tutto elettrico e a idrogeno entro il 2030. Gli Airbnb dovrebbero avere un tetto, in modo da permettere a giovani di tornare a viverci».

E il ticket d’ingresso? «Sono a favore del freno al sovraffollamento turistico. Seguirei il modello svizzero, con ingresso unico magari di 20 euro che vale tutto l’anno».

Ma ha già il programma! «Non credo di essere pronto psicologicamente ai compromessi della politica, ma non ho chiuso la porta».

Con la destra o la sinistra? «Esistono ancora le etichette? Direi con chi ama la città. È un dovere preservarla e anzi rilanciarla. Quando ero piccolo c’erano il ciabattino, l’artigiano, e 120 mila abitanti. Oggi mi spezza il cuore vedere le maschere vendute a 2 euro».

«Firmò» l’Albero della vita di Expo 2015. «Mi massacrarono».

Sgarbi disse: «Una roba da circo, Moira Orfei avrebbe fatto meglio». «Detesto i tuttologi. E quando sento proporre di mettere un vincolo a San Siro penso alla stupidità di chi parla degli stadi senza metterci piede. E poi perché devono esserci belle poltrone alla Scala e non allo stadio? Abbiamo vinto la gara per il progetto di quello del Real Madrid».

Il suo Balich Wonder Studio ha compiuto 10 anni. Di cosa è più orgoglioso? «Di aver creato a Milano un’industria che prima era appannaggio degli studi di New York, Los Angeles e Londra. E mi inorgoglisce vedere tanti “miei” ragazzi diventati super manager all’estero».

Il vostro mantra? «Meglio essere l’ultima squadra nel campionato più forte, che i primi del cortile».

Quanto fatturate? «Nel 2022, 320 milioni. L’anno dopo, con le guerre, meno. Sono assunte 240 persone tra Milano, Dubai e Riyadh. Abbiamo appena ceduto il 51% a Banijay, leader mondiale nei format tv».

Avete seguito un matrimonio indiano a Borgo Egnazia, dove si svolgerà il G7. «Mi cercò il padre della sposa dopo la cerimonia delle Olimpiadi di Torino, dissi no. Insistette. Lo provocai: a qualsiasi costo? Ci divertimmo».

E il costo fu...? «...di 18 milioni».

Se le proponessero le cerimonie di Milano-Cortina? «Chiunque lo farà, credo debba parlare della fortuna di avere l’Italia come casa e della salvaguardia della natura. E raccontare ai giovani chi erano Garibaldi, i partigiani, gli eroi della nostra storia».

Il museo che ci manca? «Quello della moda. Ma all’Italia manca soprattutto la capacità di fare squadra. Anziché organizzare una sola fiera del vino ne fa quattro!».

Il design fa eccezione. «Parte del merito va alle varie amministrazioni, a Federlegno e a chi ha voluto unire le forze. Il design è un presidio patrimonio di Milano».

La cerimonia più bella? «Ogni cerimonia olimpica è un capolavoro di sintesi di cultura e di identità di una nazione. Ho trovato meravigliosa quella di Atene nel 2004, la nostra di Rio nel 2016...».

Un evento speciale? «L’inaugurazione della Torre dell’Orologio in piazza San Marco a Venezia: ci avevano dato pochissimi soldi, a mezzanotte vennero più di 15.000 veneziani che piangevano».

La commozione è il termometro della riuscita? «Se li fai piangere hai toccato cuore e stomaco».

Si può dire che emoziona miliardi…

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Corriere della SeraIndependent🔒Center5/13/2024
Marco Balich: I was the DJ at De Michelis' parties. In Turin I kept Peter Gabriel and Yoko Ono away

The article profiles Marco Balich, a renowned event organizer who has managed numerous international sporting events and concerts. It highlights his background, including his childhood in Venice, his career managing high-profile events, and his personal life as a father of four. The piece also touches on his views about growing up in Venice and his experiences organizing events such as those for Pink Floyd and U2.

Bias read (Center): The article provides a biographical overview of Marco Balich without taking a political stance or showing bias toward any particular ideology. It focuses on cultural and professional achievements rather than political commentary.