Pichetto Fratin anticipa la road map: "Energia da centrali prevista fino al 22%"
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Mentre l'estate pugliese, con il suo caldo, cerca d'impossessarsi della kermesse, il ministro Gilberto Pichetto Fratin scompagina il clima di relax. "Io - afferma dal palco del Forum in Masseria - dico 2033-2034". L'oggetto della scadenza è il nucleare, lo stabilizzatore energetico che può cambiare il volto all'Italia. Una scelta - continua il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica - "politica", perché guarda al "futuro" della nazione. Non sarà una "sostituzione" ma "un'integrazione", precisa. I capannelli di ospiti che discutono fuori dalla tensostruttura si fanno meno rumorosi: l'argomento cambia la giornata della manifestazione organizzata da Comin and Partners e da Bruno Vespa. Il governo vuole arrivare alle Politiche del 2027 avendo già avviato tutto: il ministro ricorda che il ddl "ha avuto l'ok" e che "in questo mese e mezzo sarà convertito". Poi verrà l'ora dei decreti attuativi, e per quelli esiste già una promessa della premier Giorgia Meloni . Certo, i tempi dipenderanno pure dalla "ricerca" e dalle "tecnologie" ma la strada è segnata. E porta al "nucleare sostenibile", con la costruzione e l'esercizio d'impianti Smr (Small Modular Reactors), Amr (Advanced Modular Reactors) e di micro-reattori. Il ministro ne fa anche una questione di coerenza ideologica. Alla fine degli anni '80, Pichetto Fratin era un giovane segretario del Partito Repubblicano: "Giovanni Spadolini ci disse che dovevamo vincere il referendum... Da allora sono rimasto convinto".
La parabola dei favorevoli al nucleare, in Italia, per ora è quella dei vinti. Il No al referendum abrogativo del 1987 si fermò al 28%, contro uno straripante Sì. Poi sono arrivati tentativi più o meno timidi e poco altro. Il fronte dei contrari per principio è già in mobilitazione: Avs e pentastellati sostengono che l'intervento legislativo del governo stia scavalcando due referendum. E che la Consulta debba intervenire. L'esecutivo Meloni, però, non ha intenzione di fare marce indietro: "Un reattore di 300 megawatt occupa tre o quattro campi di calcio. Con il fotovoltaico per fare la stessa produzione ci vogliono circa 3mila campi di calcio", osserva il capo di dicastero. Esiste una tabella temporale precisa: "Abbiamo previsto dal 11 al 22% di produzione da energia nucleare con una serie di calcoli. È un elemento di riequilibrio perché produce energia in continuità. È realistico prevedere entro il 2040 un valore oltre il 5% e sul 10-15%, non oltre". La Puglia, superpotenza energetica su eolico e fotovoltaico, ascolta. Parlare qui di nucleare ha un aspetto simbolico: l'esecutivo Meloni immagina un modello in cui rinnovabili e nucleare di nuova generazione non si escludano a vicenda. Il Movimento 5 Stelle reagisce subito. Agostino Santillo, parlamentare, attacca: "Come sul Ponte, il governo spara scadenze a caso". Pichetto Fratin, con a fianco Andrea Cristini di Vexuvo ed Emanuela Trentin di Veolia, è stato netto: il nucleare sarà realtà. Il percorso parlamentare in materia può terminare prima dello stop estivo. Un pezzo consistente di questa terra è convinto che le rinnovabili possano e anzi debbano bastare.
Anche per questa ragione, quello dell'esponente di Forza Italia è un messaggio che sconfina da Taranto, abbraccia il territorio pugliese e riecheggia per tutta Italia. L'ideologia, nel travagliato rapporto tra Paese e nucleare, ha sempre vinto. Da Manduria può partire la rivincita del pragmatismo.
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