di Walter Veltroni
Elio e le Storie Tese, la famiglia, la band, le canzoni. «Dopo la Terra dei Cachi a Sanremo aprirono una indagine. Fui molto orgoglioso»
Elio, che in realtà si chiama Stefano, a me ha sempre fatto pensare a uno stato dâanimo e a un talento apparentemente opposti che quando, molto raramente, si incontrano, generano qualcosa di molto affascinante, molto poetico. Elio mi è sempre sembrato una persona molto malinconica , si vede dagli occhi, e però, al tempo stesso, mi appare dotato di una energia comica, di una fantasia irriverente, di un amore per il surreale capaci di regalare agli altri una allegria spensierata che forse non gli appartiene. Lo incontro per parlare del tour estivo di Elio e le Storie tese dal titolo devastante: «Mi resta solo un dente e cerco di riavvitarlo» e del Concertozzo, una lunga performance che si terrà , con il contributo del Trio Medusa, a Monza il 26 maggio.
«Sarà una festa, suoneremo dalle 15 a mezzanotte. à il terzo che facciamo, ospiteremo persone che ci piacciono, come il Trio, e soprattutto sarà musica dal vivo, gente che suona davvero sul palcoscenico, non autotune o diavolerie simili. Tutto reale, dal vivo».
E le tante dicerie sullo scioglimento della sua band? «Ma no, ci piace scimmiottare i grandi gruppi che si sciolgono con facilità e poi magari fanno unâultima tournée della reunion che dura dieci anni. Anche spaccare gli strumenti in scena, come faceva Jimi Hendrix, è una cosa che ci intriga. Lo abbiamo fatto. Prendevamo chitarre da poco e ne spaccavamo cinque insieme».
Elio, quanto è difficile oggi far ridere? «Molto, non ci sono più occasioni, sembra sia ormai proibito farlo. Se succede, è come fosse apparsa la Madonna di Czestochowa. Ho fatto un programma, Lol. Lo abbiamo girato a settembre ed è andato in onda a Pasqua, neanche ricordavo di aver partecipato. La gente mi fermava per strada, come accadeva agli altri, e ringraziava perché lâavevamo fatta ridere. Come fossimo dei salvatori dalla tristezza incipiente. Un tempo ci si divertiva tanto. Negli anni Settanta câerano il terrorismo, la droga, i sequestri. Eppure ridevamo come pazzi. Penso a quando nacque il Derby a Milano, alla vena di follia di chi lo frequentava. Guarda i nomi di chi câera, solo a leggerli viene da ridere».
Cosa ti fa ridere oggi? «Ora poco, sono tutti con il freno a mano tirato, impauriti dal Grande Tribunale Sempre Aperto dei social che tutto giudica e condanna, che sanziona tutto quello che si permette di uscire dai canoni prefissati, non si sa bene da chi. Non câè mai stato un periodo così bigotto, così conservatore. Nellâarte e nella cultura non si devono mettere limiti, di nessun tipo. Bisogna sentirsi ed essere liberi di dire qualsiasi cosa. Così dovrebbe funzionare, in democrazia».
Quindi Elio non ride, si preoccupa solo di far ridere gli altri? «No no, mi piace il surreale, lâassurdo. Ricordo quando scoprii Cochi e Renato, Jannacci. Mi sembravano precipitati da un altro mondo. Amo Mel Brooks, i Monty Python, anche Frank Zappa mi faceva divertire. Tra quelli di oggi mi fa ridere Lundini, ha quel tipo di comicità lunare, imprevedibile, che è ciò che amo di più».
Voi siete una strana combinazione, fate ridere ma curate molto la musica e scrivete belle canzoni. Un caso raro. «Anche gli Skiantos erano bravi. Noi abbiamo avuto un successo lungo, che non sempre è una buona cosa, ci si può impigrire. Oggi sono molto contento proprio di quello che facciamo dal punto di vista musicale. Certo, abbiamo sempre cercato di essere unici nei testi e nella messa in scena. Ma credimi che la parte musicale è vitale, per arrivare integralmente al pubblico».
Voi fate uno spettacolo musicale che è quanto di più vicino al teatro. E non avete mai disdegnato aristocraticamente il grande pubblico. «Siamo anche andati a Sanremo. Lo avvertivamo come un servizio pubblico da compiere. Sapevamo che esisteva un pubblico fatto di persone come noi e volevamo rappresentarlo. Una splendida minoranza. Poi però siamo arrivati due volte secondi. Con La terra dei cachi abbiamo rischiato di vincere, anzi forse avevamo vinto».
Ci fu persino una strepitosa indagine giudiziaria... «Sono stato interrogato, ero molto orgoglioso di questo, e mi hanno chiesto cose sinceramente senza senso, tipo se Pippo Baudo avesse interferito sulla composizione della canzone. Alla fine dellâinterrogatorio il carabiniere mi disse, off the record, che avevamo vinto noi, che erano state trovate schede sbianchettate. Giorgia mi disse che anche a lei avevano riferito la stessa ipotesi. Il mistero si infittiva. Ma non ci interessava. Eravamo andati lì per rompere le balle e ci eravamo riusciti».
Il giorno più brutto vissuto da te e dal gruppo credo di saperlo... «Sì, quando è morto Feiez. Era davanti ai nostri occhi. Non so a quanti sia capitato di vedere morire così un amico, qualcuno con cui hai condiviso giorni, sogni, speranze, rabbie. Lui aveva 36 anni.…
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