Cronaca internazionale
| Nel mirino il Senso e Le Vieux Chalet
Le famiglie delle vittime e molti dei sopravvissuti chiedono di fermare la ripresa delle attività riconducibili ai coniugi indagati per il disastro del Constellation. Tra i firmatari anche l'ambasciatore italiano in Svizzera
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A distanza di mesi dalla tragedia del Constellation , il dolore delle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti continua a trasformarsi in richieste concrete . Nelle ultime settimane è infatti partita una petizione internazionale che punta a impedire la riapertura di alcuni locali riconducibili ai coniugi Moretti, attualmente indagati nell'ambito dell'inchiesta sul devastante incendio che nella notte di Capodanno ha provocato 41 morti e 115 feriti. L'iniziativa, lanciata dai parenti delle vittime svizzere, ha raccolto in pochi giorni migliaia di adesioni . Tra i firmatari figurano numerosi feriti italiani sopravvissuti al rogo e ricoverati negli scorsi mesi all'ospedale Niguarda di Milano , oltre a cittadini, professionisti e rappresentanti istituzionali che ritengono inopportuna una ripresa delle attività commerciali prima che la giustizia abbia fatto il suo corso.
Nel mirino il Senso e Le Vieux Chalet
La mobilitazione è nata dopo la diffusione della notizia secondo cui due attività riconducibili ai Moretti potrebbero tornare operative . Si tratta del Senso , situato a Crans-Montana, e del Le Vieux Chalet , locale che si trova nella vicina Lens. L'ipotesi di una riapertura ha suscitato una forte reazione da parte di chi continua a fare i conti con le conseguenze della tragedia del Constellation, locale diventato il simbolo di una delle più gravi sciagure avvenute negli ultimi anni in Svizzera. Secondo i promotori della petizione, consentire la ripresa dell'attività commerciale mentre le indagini sono ancora aperte rappresenterebbe un segnale profondamente sbagliato nei confronti delle vittime e dei loro familiari.
Il ricordo della notte che ha cambiato tutto
Nel testo dell'appello viene ripercorsa la drammatica notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026. "Nella notte del 31 dicembre 2025, mentre famiglie, coppie e giovani festeggiavano l'arrivo del nuovo anno, l'incendio del Constellation a Crans-Montana ha causato la morte di 41 persone e il ferimento di altre 115". Parole che richiamano una tragedia che ha colpito persone provenienti da diversi Paesi e arrivate nella località svizzera per trascorrere una serata di festa. "Persone arrivate da tutto il mondo per celebrare un momento di gioia, che non sono mai tornate a casa".
Domande ancora senza risposta
La petizione sottolinea come, a mesi di distanza, molte famiglie siano ancora in attesa di conoscere la verità su quanto accaduto. Nel documento si parla del dolore vissuto dai parenti delle vittime, delle sofferenze affrontate dai feriti e delle numerose domande che attendono ancora una risposta definitiva. Parallelamente proseguono infatti sia i procedimenti civili sia quelli penali, mentre continuano gli accertamenti per chiarire responsabilità e dinamiche dell'incendio. Proprio per questo motivo i promotori dell'iniziativa ritengono inaccettabile che attività collegate agli indagati possano riprendere normalmente il proprio lavoro. "In questo contesto, sapere che strutture legate alle persone indagate potrebbero riprendere le loro attività commerciali, come se nulla fosse accaduto, è insopportabile per le vittime, le famiglie e innumerevoli cittadini".
"Rispettare la decenza"
Uno dei passaggi più forti della petizione riguarda il delicato equilibrio tra il rispetto delle garanzie giudiziarie e la sensibilità verso chi ha perso una persona cara. "Non chiediamo alla giustizia di condannare nessuno prima del processo. La presunzione di innocenza è un principio che rispettiamo. Ma anche la decenza è un principio. Anche il rispetto dei morti. Anche la discrezione, davanti a 41 bare e 115 feriti". I promotori precisano di non voler sostituirsi ai tribunali, ma chiedono che venga tenuto conto dell'impatto umano e morale di una eventuale riapertura. "Non si riaprono le porte al pubblico quando la giustizia non ha ancora chiuso il fascicolo. Non si riprende il corso degli affari quando le famiglie stanno ancora aspettando di capire come siano morti i loro cari".
L'appello alle autorità
Nel documento viene rivolto un invito diretto alle istituzioni cantonali e federali, ma anche ai proprietari degli immobili, ai locatori e ai partner commerciali coinvolti. "Chiediamo alle autorità cantonali e federali, ai proprietari, ai locatori, ai partner commerciali e a tutte le persone interessate di assumersi la propria responsabilità morale". La richiesta è chiara: sospendere qualsiasi attività riconducibile direttamente agli indagati fino alla conclusione definitiva delle procedure giudiziarie. "Chiediamo che qualsiasi riapertura o gestione di strutture direttamente l…
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