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ItalyMedicine2 days ago

Teenagers, with 2 hours of social media per day risk depressive symptoms and discomfort

A study by the Murdoch Children's Research Institute in Australia found that adolescents who spend at least two hours daily on social media have a higher risk of developing depressive symptoms and lower well-being. The effects were most pronounced during early adolescence, particularly among girls aged 12–13. The research followed nearly 1,200 children and teenagers in Melbourne aged 9–19, collecting annual data before age restrictions on social media usage were implemented in Australia. The findings suggest a link between increased social media use and mental health issues such as depression,

I nuovi report di Eurobarometro e EU Kids online fotografano l'impatto di schermi e social media sulla salute mentale dei giovani. La sociologa Mascheroni (Unicatt) avverte: «Gli algoritmi sfruttano i più deboli, ma servono alternative reali, non censure. i divieti sollevano le piattaforme dalle loro colpe»

«Il problema non è dato tanto dall’uso eccessivo degli schermi di per sé, ma da cosa si fa quando si è online , con chi si è, se si è da soli o se si è con la famiglia, se si è con degli amici. Insomma, il problema è dato dalle circostanze . Se ad esempio si va online per riempire momenti di noia o per compensare delle difficoltà psicologiche, è ovviamente una variabile che fa una grossa differenza sulla qualità dell’esperienza. Per cui il tempo trascorso sullo schermo di per sé non ha un significato assoluto».

A parlare è Giovanna Mascheroni , professoressa in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che a Open commenta due importanti ricerche che fotografano il rapporto tra giovani, benessere e piattaforme digitali. Da un lato, il nuovo sondaggio Eurobarometro della Commissione Europea conferma il significativo impatto negativo dell’eccessivo tempo trascorso davanti agli schermi e dell’uso dei social media sulla salute mentale e fisica dei giovani . Dall’altro, lo studio EU Kids Online , condotto su oltre 29mila minori in Europa, dimostra come i divieti sui social media rischino di escludere i ragazzi da importanti opportunità anziché contrastare i danni.

Cosa dice il report di Eurobarometro: tra iper-connessione e disagio

I numeri emersi dall’Eurobarometro descrivono una presenza ormai pervasiva degli schermi nella vita degli adolescenti tra i 13 e i 18 anni, che trascorrono in media 4,5 ore sugli schermi in un giorno di scuola e 6,1 ore nel fine settimana . I picchi di utilizzo sono notevoli, con il 14% degli intervistati che supera addirittura le 10 ore giornaliere nei weekend. A pesare fortemente è anche l’ accesso precoce ai social network : chi ha iniziato a usarli prima dei 10 anni registra oggi una media di 7,5 ore di schermo nel fine settimana, contro le 5,7 ore di chi ha iniziato dopo i 14 anni.

Questo livello di esposizione si incrocia con dinamiche psicologiche complesse. Se da un lato il 48% degli adolescenti difende l’impatto dei social sul proprio benessere psicologico, dall’altro quasi uno su tre ammette di sentirsi stressato, triste o escluso a causa delle piattaforme. Inoltre, il 45% soffre il peso del confronto sociale continuo e il 41% sperimenta la cosiddetta Fomo (letteralmente “ Fear of missing out “), la paura di essere tagliato fuori dalle attività online.

Un paradosso che la professoressa Mascheroni spiega analizzando il contesto sociale: «Per anni abbiamo sottratto spazi di socialità , perché era comodo, perché sembrava economico lasciare i giovani online. Ora ne vediamo i costi. I social hanno occupato un vuoto che la società in questo tempo non ha colmato, perché di spazi di socializzazione sicuri ed economici, cioè per tutti e fuori dalla scuola, ce ne sono sempre meno».

Il divario generazionale

Un altro aspetto critico riguarda il profondo divario di percezione tra genitori e figli . I genitori tendono a sottostimare sistematicamente sia il tempo trascorso online dai ragazzi, sia i loro malesseri fisici e psicologici. Più del 50% dei genitori ritiene che gli schermi abbiano un impatto esclusivamente negativo, concentrandosi spesso su minacce esterne. Il perché di questa differenza di percezione ce lo spiega Mascheroni, secondo cui «intervengono delle variabili di desiderabilità sociale , oltre al fatto che effettivamente i genitori non trascorrono tutta la giornata coi figli, quindi è difficile fare una stima oggettiva».

Ma il problema della distrazione digitale non riguarda solo i più giovani. Anzi spesso a dare il cattivo esempio sono proprio i genitori: «Il tempo che i ragazzi trascorrono sullo schermo si concentra nel pomeriggio dopo scuola e la sera prima di andare a dormire. La cosa molto interessante è che l’uso a scuola, nel pomeriggio o prima di dormire mostra chiare differenze di età. Queste differenze, però, si annullano del tutto durante la cena con la famiglia , che è un momento a bassissimo uso di schermi per i ragazzi. Un dato che invece resta molto alto proprio tra i genitori».

I rischi legati all’Intelligenza Artificiale e alla disinformazione

L’ecosistema digitale in cui si muovono i minori è cambiato radicalmente, diventando più ostile. Secondo l’Eurobarometro, le insidie principali non sono più solo quelle interpersonali come il cyberbullismo, che tocca il 17% dei ragazzi. Oggi i pericoli più diffusi sono legati ai contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale difficili da riconoscere (39%) e alla disinformazione (35%), seguiti dai messaggi d’odio (25%) e dalle pressioni commerciali o sugli standard estetici del corpo (21%).

I ragazzi percepiscono questa insicurezza generalizzata . «…

Read the full article at Open
Source document: Eurobarometro Report

3 reports

Il Fatto QuotidianoIndependentCenter2 days ago
"I'm in the worst mental state of my life. The anxiety was affecting me physically. I'm spending less time online, it's better for my brain".

Charli xcx discusses her decision to reduce her online presence due to mental health struggles, including anxiety that has affected her physically. She mentions that she is currently in the worst mental condition of her life and believes spending less time online is better for her brain. The article highlights her transition from being an artist who heavily relied on social media to now stepping back from it, despite her previous online prominence.

Bias read (Center): The article presents Charli xcx's personal statement regarding her mental health and choice to reduce online activity without taking a stance or using biased language. It focuses on her individual experience rather than any political or ideological perspective.

OpenIndependentCenter3 days ago
Young and social, 'screen time is a false problem, circumstances matter': data and expert opinion

The article discusses recent reports by Eurobarometro and EU Kids Online regarding the impact of screens and social media on the mental health of young people. Sociologist Giovanna Mascheroni emphasizes that the issue isn't solely the amount of time spent on screens but rather the context—such as whether individuals are alone or with others, and why they are using digital platforms. She argues against censorship and highlights the need for real alternatives to address the role of algorithms in exploiting vulnerable users.

Bias read (Center): The article presents an expert opinion without overtly favoring any side. It includes data from official sources like Eurobarometro and EU Kids Online, and the expert's comments are balanced, emphasizing context over blanket judgments about screen time. There is no clear ideological framing or slant

Official sources cited

  • government Eurobarometro Report
  • government EU Kids Online Study
ANSAIndependentCenter6 days ago
Teenagers, with 2 hours of social media per day risk depressive symptoms and discomfort

A study by the Murdoch Children's Research Institute in Australia found that adolescents who spend at least two hours daily on social media have a higher risk of developing depressive symptoms and lower well-being. The effects were most pronounced during early adolescence, particularly among girls aged 12–13. The research followed nearly 1,200 children and teenagers in Melbourne aged 9–19, collecting annual data before age restrictions on social media usage were implemented in Australia. The findings suggest a link between increased social media use and mental health issues such as depression,

Bias read (Center): The article presents a scientific study with no overt ideological framing. It reports on empirical findings without taking a stance on policy or politics, focusing solely on the correlation between social media use and mental health outcomes.

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The official sources this coverage is built on. Read them directly to bypass framing.