Il sindaco Zoran Janković si è dichiarato "una razza mista di razza pura" su Facebook, rifiutando etichette come "cefur", un termine dispregiativo spesso usato per descrivere qualcuno di origine mista in Slovenia. Il post, che è stato quasi certamente scritto dal sindaco, noto per la sua avversione per i computer, ha evidenziato il suo background personale e la sua filosofia di governo. Ha scritto: "Sono la fine della linea dei migranti. Se vuoi chiamarmi "cefur", va bene. Secondo il post, è arrivato a Lubiana all'età di dodici anni, con una madre slovena e un padre serbo.
La dichiarazione del sindaco rifletteva il suo approccio più ampio alla leadership. Ha descritto come il successo nella vita arrivi quando si gode di andare a lavorare, sia in un ufficio, su un cantiere o incontrando i locali per strada o a Golovca. Al contrario, ha notato che le difficoltà richiedono la ricerca di alternative. Il suo tono era di ottimismo e connessione con la comunità, in particolare attraverso i legami familiari. Ha espresso gioia nella vita quotidiana, ricordando che i suoi nipoti lo chiamano spesso e lo invitano anche a pasti o eventi sportivi. Per lui, questi momenti rappresentano i più grandi successi nella vita.
Il post è stato pubblicato sulla pagina Facebook del sindaco, che è diventata una piattaforma per esprimere le sue opinioni sull'identità, la cultura e la comunità. Sottolinea i suoi sforzi per superare le divisioni culturali e promuovere l'inclusività, affermando anche la sua personale narrazione di appartenenza. Questa dichiarazione si allinea con discussioni più ampie sul multiculturalismo e sull'identità nazionale in Slovenia, dove i dibattiti spesso ruotano attorno al ruolo degli immigrati e alla loro integrazione nella società. Nel frattempo, in un'altra parte di Lubiana, veniva celebrato un diverso tipo di eredità culturale.
Nel cuore della città, vicino alla piazza del mercato, un luogo storico noto come Šentjakobsko gledališče (Teatro Šentjakob) ha ospitato una conversazione che ha evidenziato la sua ricca storia e il suo significato duraturo. La discussione si è svolta in una vecchia casa di città restaurata, piena degli echi delle rappresentazioni passate. Tra i partecipanti c'erano personaggi importanti del mondo del teatro, tra cui Bojan Kapelj, un attore rispettato con oltre 1.000 spettacoli sotto la sua cintura dal 1974, e sua moglie Breda Kapelj, attiva nel teatro dal 1968.
L'atmosfera era intima ma vibrante, riflettendo il carattere unico di questo spazio. Il teatro, più che una semplice istituzione culturale, funge da simbolo di passione, dedizione e spirito comunitario. La sua storia di 105 anni è conservata e raccontata da coloro che hanno contribuito alla sua eredità, attori che una volta hanno lasciato la loro giovinezza sui suoi palcoscenici e custodi che assicurano che la luce sul palco continui a brillare.
La proprietà di un'ex nobile, originariamente un palazzo, divenne il luogo di un'iniziativa di beneficenza dopo un tragico incidente che coinvolse un fornaio e un anello perso. Alla fine, l'edificio fu trasformato in una casa per orfani, guadagnandosi il soprannome usrana šola (scuola bagnata) a causa del frequente lavaggio e asciugatura della biancheria. Nel corso del tempo, il distretto amministrativo di Šentjakob decise di trasferire l'orfanotrofio, liberando spazio che in seguito sarebbe diventato il teatro. Formalmente istituito nel dicembre 1920 in una taverna chiamata Lozar, il teatro si trasferì nella sua attuale posizione nel 1921.
La ricca storia del teatro comprende numerosi trionfi e svolte inaspettate, che contribuiscono tutti al suo status di monumento culturale. Il dialogo in corso al teatro ha sottolineato il suo ruolo non solo come luogo di intrattenimento ma anche come archivio vivente della memoria culturale slovena.
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